Quando ero adolescente, ho scoperto per caso il genere cyberpunk, nello specifico Mona Lisa Cyberpunk e poi Aidoru, di William Gibson. Il cyberpunk è quel ramo della fantascienza ambientato in un futuro più o meno prossimo, incentrato sull'interazione anche fisica tra esseri umani e tecnologie cibernetiche: intelligenza artificiale, ologrammi, reti neuronali e reti cibernetiche, che mescola di solito con cultura pop e underground. All'epoca non era tanto il carattere fantascientifico-tecnologico a piacermi, quanto l'atmosfera onirica, surreale, delle ambientazioni. La stessa caratteristica l'apprezzavo allora nei romanzi della Santacroce, Destroy, Fluo e Luminal, che senz'altro oggi, a vent'anni di distanza e a differenza di Gibson, non mi direbbero più niente.
Cosa ha a che fare tutto questo con After Dark, di Haruki Murakami, che non è di sicuro un cyberpunk? After Dark mi ha preso per nostalgia: atmosfere oniriche, situazioni surreali ma non assurde, mi hanno riportato un pochino indietro e ho apprezzato molto il racconto che si svolge in una notte. Anche se non ha una vera e propria trama, ma solo situazioni che coinvolgono personaggi strani: Mari, studentessa di lingua cinese, in procinto di partire per la Cina per studio, con una sorella ex modella che non si vuole svegliare da un sonno permanente, in una notte che decide di passare fuori casa con un libro incontra il coetaneo Kaoru e viene chiamata a fare da interprete per una prostituta cinese picchiata, nell'hotel di una ex lottatrice... detto così suona strano ma un po' vuoto.
Eppure After dark non è affatto vuoto, ho apprezzato la delicatezza, tutta giapponese, con cui Murakami descrive le azioni e i sentimenti dei personaggi e si finisce per affezionarsi in poco tempo alla dolcezza non sdolcinata di Mari e Kaoru. Un libro per sognare un po', con uno stile onirico tutto particolare, in cui non c'è nulla da capire, non c'è un intreccio vero e proprio da seguire, ma c'è solo da ascoltare.
Finora, la letteratura giapponese contemporanea è stata una bella scoperta fatta con la Book Challenge di quest'anno; vedi anche La locanda degli amori diversi, di Ito Ogawa. Sempre di Murakami, mi incuriosisce anche L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, mentre un altro romanzo giapponese che mi ispira (per aver letto la trama in giro) è Le quattro casalinghe di Tokio, di Natsuo Kirino. Qualcuno li ha già letti?
Il consiglio bipolare: Io l'ho letto quando ero in fondo alle montagne russe dell'umore ed è un buon romanzo di evasione, sempre che apprezziate uno stile un po' poetico e surreale e non abbiate invece voglia di azione. Vi porta un po' fuori dal mondo senza chiedervi niente. Capitoli brevi, perciò non dovete fare la fatica di concentrarvi troppo. Al contrario, in una fase "su" un romanzo del genere o vi irrita per la sua inconcludenza o vi esalta ancora di più con la sua surrealtà.
Tempo di lettura:25 giugno - 3 luglio
Valutazione: 📚📚📚📚📚 /5

Commenti
Posta un commento