Libri e film: di It e altri discorsi

Sono andata a vedere It al cinema e questo mi ha fatto riflettere un po' sul rapporto tra  libri e trasposizioni cinematografiche. Non sono un giudice imparziale, neanche un po': il romanzo "It" praticamente lo venero, lo rileggo circa una volta ogni due anni, e pignola e rompiscatole come sono, non ero sicura che il film mi sarebbe piaciuto.
ATTENZIONE: questo post sarà pieno di spoiler, sia sul libro che sul film "It", quindi se non volete rovinarvi la sorpresa, smettete di leggere adesso!
La cosa che, prima di entrare in sala, mi lasciava più perplessa era la trasposizione temporale: nel libro, le vicende dei ragazzini sono ambientate alla fine degli anni '50 e quelle degli adulti negli anni '80, mentre nel film ci spostiamo in avanti di 30 anni circa. Era ovvio a questo punto che alcune cose andavano cambiate e saranno ancora più diverse nel film che seguirà: questo, infatti, tratta solo della parte della storia che riguarda i protagonisti ragazzini, aspetteremo un anno o due per le vicende degli stessi ragazzini adulti. Però i cambiamenti relativi all'arco temporale sono forse i meno incisivi.
Ho letto diverse recensioni secondo cui il film manterrebbe lo spirito del libro nonostante i cambiamenti alla storia e più o meno questa era l'opinione di chi è venuto a vedere il film con me. Non è un brutto film, gli attori sono bravi a partire dai ragazzi, ti fa saltare sulla sedia come un horror deve ben fare e non esagera con i dettagli gore, che a me non piacciono. Ma quello non è It. E' un mostro, brutto, cattivo e assassino (un po' troppo inquietante in prima battuta, come pagliaccio: al posto di Georgie sarei scappata a gambe levate e al diavolo la barchetta, almeno quello di Tim Curry aveva un aspetto più normale al primo approccio), ma non è It.
Due sono i fondamenti del romanzo, che mancano nel libro e senza i quali tutto si riduce ad una comune storia di mostri:
1) It è Derry. E' venuto quando Derry ancora non esisteva, l'ha fatta crescere e prosperare ma essendo cresciuta su di lui è una città malvagia. E' vero che ogni 27 anni It si risveglia e si nutre, ma più che mangiare fisicamente le sue vittime, si nutre della violenza che dilaga: l'incendio ad un locale per neri, il massacro a colpi di pistola di un paio di gangster, l'esplosione alle ferriere, gli omicidi dei bambini (nel film, il corpo di Georgie non viene mai ritrovato; nel romanzo, il corpo del bambino, privo di un braccio, viene riportato a casa, e così non tutti quelli che muoiono scompaiono). E' una città dove qualcuno sente la voce di It che lo incita ad uccidere, qualcuno lo vede sui luoghi degli omicidi, un padre è ossessionato dalla sessualità (presunta) della figlia che picchia per educarla, le persone si girano dall'altra parte sempre, una madre lega a sé il figlio inventandone la malattia, tanto per citare qualche esempio
2) Perché i bambini? Perché i bambini credono: e se credono ai mostri ("posso sistemarli io se credono anche solo per metà" spiega) possono essere predati. Ma possono anche credere a tutto quello che li salva dai mostri: un libro di uccelli li tiene lontani, il placebo di acqua canforata in un inalatore diventa acido per batterie, la tartaruga ti può aiutare e un antico rito tibetano può sconfiggere il mostro. I bambini del film sono troppo adulti per questo, anzi è proprio il loro essere "adulti" che li salva dal mostro nel confronto finale: figuriamoci come saranno nella seconda parte, quando saranno adulti. Torneranno, uccideranno il mostro, fine della storia. 

Mancando questi due presupposti, viene meno tutto il resto. Certo, quando si traspone un libro per il cinema, si devono necessariamente operare dei tagli: soprattutto nel caso di libri di Stephen King, che è uno scrittore che più di altri vuole mostrare invece che dire, e quindi va preso con la dovuta pazienza, non adatto se si vuole l'azione subito. Una delle cose che vengono tagliate più spesso è il processo di ricerca: per It è tutta la raccolta di notizie e di episodi che portano Mike Hanlon (relegato nel film al ruolo di negro campagnolo col nonno rude che ne deve fare un adulto, poverino) a scoprire la storia della città e la vera natura di It, ma pensiamo anche a Dracula. Nel romanzo van Helsing scopre poco alla volta con chi ha a che fare e come sia più opportuno combatterlo; nei film, il professore è quello che sa già, convince gli altri dall'alto della sua autorità e avanti con l'azione. Anthony Hopkins è senz'altro bravissimo nel film di Coppola, che stravolge la base del romanzo e lo avvicina a noi, spogliandolo un po' delle convenzioni vittoriane. Gli "spiegoni", che sopportiamo nei romanzi se ben gestiti, sono improponibili sullo schermo. Era quindi inevitabile tagliare un po' su questi aspetti o su alcune scene che nel romanzo sono dialogate e al cinema sarebbero durate troppo. 
In Qualcuno volò sul nido del cuculo è stato fatto un ottimo lavoro: il film non poteva presentarci il punto di vista dell'indiano come fa il romanzo (leggetelo!), ma anche se ritengo che il libro sia più bello per questo, il film resta un gran film e conserva, questo sì, lo spirito del romanzo. 
Nella saga di Harry Potter, credo che la deviazione più grande e più significativa sia il finale: far disintegrare il corpo di Voldemort nel duello finale al cinema gli restituisce quello che avrebbe voluto lui, cioè non essere mortale. Alla fine, la sua morte è straordinaria, mentre nel libro anche lui che voleva sfuggire la morte ed essere straordinario più di ogni altra cosa è un cadavere, un comune cadavere, come tutti.

Tornando a It, le deviazioni dalla trama originale e i cambiamenti nelle storie dei personaggi sono più o meno discutibili ma tutto sommato scelte di regia. Tra le cose che ho apprezzato meno c'è la marginalizzazione di Mike e in particolare di Stan: non solo viene meno il contributo collettivo dei ragazzi a favore della centralità di Bill e Beverly, ma nel prossimo film, quando (se) Stan si ucciderà alla notizia del ritorno di It, sembrerà soltanto il più fifone di tutti e non colui che ha capito prima di tutti...

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