Le ho mai raccontato del vento del Nord, di Daniel Glattauer

Partiamo dal presupposto che le storie d'amore hanno il potere di innervosirmi come nessun altro genere letterario. Mi è più facile sospendere l'incredulità di fronte a un super detective con l'ultimo colpo in canna che centra con precisione l'occhio del mostro che lo sta caricando, piuttosto che di fronte ai personaggi e alle situazioni di una storia d'amore. Quindi per parlarvi di Le ho mai raccontato del vento del Nord devo più che in altri casi scindere il "bello" dal "mi piace".
L'ho letto in un giorno e l'ho scelto per la Book Challenge di cui vi parlo sempre per la categoria "romanzo epistolare": ne parlavano tutti bene e quindi mi sono detta, perché no?
Perché poi lo so come va a finire con le storie d'amore: il più delle volte detesto cordialmente i protagonisti, non sopporto i drammi, i romanzi troppo mielosi... Questo non è un romanzo mieloso, ed ecco perché, anche se non mi è piaciuto, in realtà riconosco che non è un brutto romanzo, se piace il genere.
Emmi e Leo non si conoscono; lei scrive per prima a lui per sbaglio, digitando male l'indirizzo email, e i due continuano a scriversi, sempre più coinvolti l'uno per l'altra, ma di chi si innamorano? Della persona con cui parlano o dell'immagine che si sono fatti di lei? E da lì è tutto un tira-e-molla di incontriamoci, sì dai, no dai, ma perché, perché sì, Leo vuole incontrare Emmi ma lei non vuole, Emmi vuole incontrare Leo ma lui non vuole e così via come normale amministrazione in un romanzo d'amore senza tragedie, fino al finale fortunatamente non banale. Sembra strano che fin quasi alla fine i due si diano del lei, ma l'autore è austriaco e la lingua molto più formale della nostra. Scorre via bene, le email sono a volte un po' sincopate, molto brevi, quasi una chat e questo in certi momenti dà un po' fastidio e ci si perde lo scorrere del tempo perché si deve tenere il conto di indicazioni come "tre giorni dopo" "cinque minuti dopo", un po' stranianti. Quando poi leggendo ci si irrita con i personaggi come se fossero veri, vuol dire che sono tratteggiati bene, altrimenti dei loro umori e patemi d'animo non ci interesserebbe un granché.
Ho trovato antipatica la protagonista e probabilmente è colpa sua se il romanzo non me lo sono goduto: non sopporto le persone insicure e timorose di mostrarsi vulnerabili che per questo motivo attaccano gli altri e pretendono di essere anche comprese per questo. Lui è un po' patetico, ma nei limiti del normale, lei spesso lo aggredisce mostrando la presunzione di sapere cosa pensano "gli uomini" (se fosse un uomo a spiegare "cosa pensate voi donne" apriti cielo! e giustamente, peccato non valga anche il contrario), ma sono perché "il suo cinismo è un hobby", fa scenate di gelosia anche se quella sposata è lei, va fuori dai gangheri se lui non risponde e quando lui replica la reazione è "devi capirmi".
Lo so perché tutto questo mi dà fastidio: perché non sopporto che mi si sbatta in faccia via romanzo che anch'io, per anni, sono stata un'insicura che attaccava per timore di essere attaccata o non considerata. Solo che nella realtà (ed ecco la sospensione dell'incredulità di cui sopra) sono più unici che rari i casi in cui attaccando continuamente gli altri si attira l'amore: si ottengono solo delle etichette e a restare saranno in pochi.

Il consiglio bipolare: Probabilmente è un problema mio, ma non mi sentirei di consigliarlo per le fasi "basse" troppo estreme, a meno che le storie d'amore non vi facciano di solito sognare. Magari è più adatto in una fase di recupero, quando non siete più ipersensibili agli umori degli altri ma la concentrazione per leggere storie complesse fatica a tornare. Occhio anche alle fasi troppo alte: se euforiche potrebbe spingervi a scrivere a sconosciuti cercando l'amore della vostra vita, se disforiche (umore irritabile e particolarmente reattivo) probabilmente subirete le oscillazioni della protagonista.
Tempo di lettura: 30 ottobre
Valutazione:  📚📚📚 /5

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