Il circolo Dante era nella mia libreria, non letto, da un sacco di tempo. Credo da quando è uscito Il codice da Vinci e c'è stata l'ondata di libri a tema "letteratura preferibilmente italiana e misteri": gli americani avevano scoperto l'Italia. Assieme a questo avevo comprato Il codice del quattro, che invece è incentrato sull'Hypnerotomachia Poliphilii. Ho approfittato della nuova Book Challenge (vedi il post precedente) per concedergli finalmente un'occasione.
All'inizio devo ammettere che non mi ha preso: è ambientato a Boston dopo la guerra di secessione americana, dove un gruppo di letterati (i cui nomi probabilmente dicevano moltissimo al pubblico americano e a me invece niente, cosicché ho fatto fatica ad entrare nell'epoca storica, anche perché non avevo riletto la trama sull'aletta della copertina e quindi sono rimasta spiazzata) sta preparando la prima traduzione americana della Commedia di Dante Alighieri. Per loro, Dante è un poeta universale, che gli italiani hanno a torto interpretato legandolo alla storia d'Italia quando invece il suo sarebbe un messaggio indirizzato alla condizione umana di ora come di allora: ecco, mi sono detta, i soliti americani autoreferenziali. Il fatto che l'establishment di Harvard osteggiasse la traduzione perché fonte di decadimento morale (perché le letterature straniere non sono all'altezza dei classici, perché Dante è cattolico e quindi ha una concezione cupa e sadica dell'aldilà...) non me li rendeva certo più simpatici. E siccome sono italiana e qui Dante viene "spolpato" per bene in quasi tutte le scuole, già al primo omicidio avevo visto i riferimenti all'Inferno mentre tutti i personaggi ancora vi arrancavano. Inizio in salita, quindi. Poi però, dal secondo omicidio circa, il romanzo prende il volo: c'è un serial killer che uccide prima un giudice e poi un ecclesiastico, condannandoli a soffrire una delle pene previste da Dante e a questo punto il Circolo Dante, così si chiama il gruppo di letterati che lavora alla traduzione, non può fare a meno di indagare, sapendo anche che se l'assassino è un dantista, rischiano di essere i primi sospettati... Da questo punto in poi sparisce anche l'eccessivo iniziale attaccamento all'ambiente americano per diventare un thriller godibile, con le canoniche cento pagine finali che si leggono tutte d'un fiato perché ormai si vuol vedere come va a finire.
Il consiglio bipolare: come tutti i thriller dai dettagli trucidi, va sconsigliato nei momenti in cui si è impressionabili e sappiamo che rischiano di non farci dormire. Lo sconsiglierei anche nelle fasi "alte" perché comunque in questi momenti vanno sconsigliate le derive "mistiche" incluse quelle dantesche. Se siete in fase calante, magari riesce invece a darvi la scossa che vi serve, dopotutto uno dei protagonisti
è uno che tende a tirarsi indietro, ma poi alla fine...
Valutazione: 📚📚📚📚 / 5
All'inizio devo ammettere che non mi ha preso: è ambientato a Boston dopo la guerra di secessione americana, dove un gruppo di letterati (i cui nomi probabilmente dicevano moltissimo al pubblico americano e a me invece niente, cosicché ho fatto fatica ad entrare nell'epoca storica, anche perché non avevo riletto la trama sull'aletta della copertina e quindi sono rimasta spiazzata) sta preparando la prima traduzione americana della Commedia di Dante Alighieri. Per loro, Dante è un poeta universale, che gli italiani hanno a torto interpretato legandolo alla storia d'Italia quando invece il suo sarebbe un messaggio indirizzato alla condizione umana di ora come di allora: ecco, mi sono detta, i soliti americani autoreferenziali. Il fatto che l'establishment di Harvard osteggiasse la traduzione perché fonte di decadimento morale (perché le letterature straniere non sono all'altezza dei classici, perché Dante è cattolico e quindi ha una concezione cupa e sadica dell'aldilà...) non me li rendeva certo più simpatici. E siccome sono italiana e qui Dante viene "spolpato" per bene in quasi tutte le scuole, già al primo omicidio avevo visto i riferimenti all'Inferno mentre tutti i personaggi ancora vi arrancavano. Inizio in salita, quindi. Poi però, dal secondo omicidio circa, il romanzo prende il volo: c'è un serial killer che uccide prima un giudice e poi un ecclesiastico, condannandoli a soffrire una delle pene previste da Dante e a questo punto il Circolo Dante, così si chiama il gruppo di letterati che lavora alla traduzione, non può fare a meno di indagare, sapendo anche che se l'assassino è un dantista, rischiano di essere i primi sospettati... Da questo punto in poi sparisce anche l'eccessivo iniziale attaccamento all'ambiente americano per diventare un thriller godibile, con le canoniche cento pagine finali che si leggono tutte d'un fiato perché ormai si vuol vedere come va a finire.
Il consiglio bipolare: come tutti i thriller dai dettagli trucidi, va sconsigliato nei momenti in cui si è impressionabili e sappiamo che rischiano di non farci dormire. Lo sconsiglierei anche nelle fasi "alte" perché comunque in questi momenti vanno sconsigliate le derive "mistiche" incluse quelle dantesche. Se siete in fase calante, magari riesce invece a darvi la scossa che vi serve, dopotutto uno dei protagonisti
è uno che tende a tirarsi indietro, ma poi alla fine...
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