A dar retta ai media, tutto è bianco o nero: ci sono cattivi da sconfiggere e buoni per cui tifare. Vale non solo per i media giornalistici, ma un po' per tutti i media visivi, inclusi gli adattamenti per il cinema dei romanzi: spariscono i "lati oscuri" dei buoni, spariscono le motivazioni dei cattivi, spariscono le storie secondarie e così tutto è più semplice, un po' perché gli "spiegoni" non piacciono a nessuno, un po' perché così lo spettatore è coinvolto più facilmente e non si fa tante domande.
Ma nella vita le domande bisogna farsele, e allora ben vengano libri come Gli angeli dei libri di Daraya, che ci racconta la storia di un pezzettino di insurrezione siriana tramite le storie dei suoi protagonisti. Daraya non è, e Delphine Minoui, la cronista francese che raccoglie le storie di Ahmad, Omar, del professore e di tutti gli altri, non vuole farne il simbolo o il modello dell'insurrezione siriana. Anzi, Daraya è una cosa a sé, talmente particolare che non può rappresentare la Siria, ma forse solo un più universale desiderio di conoscenza, quel desiderio così potente quando non è spento. A Daraya infatti all'insurrezione si accompagna un irresistibile bisogno di conoscenza e di istruzione: gli angeli dei libri raccolgono una biblioteca dalle macerie, la fanno funzionare, la arricchiscono anche con pdf e video scaricati da internet, ne fanno un luogo di istruzione e dibattito; c'è chi porta con sé al fronte una piccola biblioteca personale, simbolo del proprio sogno di studiare, di diventare ingegnere... Daraya riesce così a resistere anche alle pressioni delle organizzazioni paramilitari estremiste: il consiglio cittadino tiene loro testa e avere a disposizione tanti libri tiene lontani i ragazzi idealisti dal fascino delle idee dell'ISIS e di Al-Nusra. Ma questo significa anche che l'insurrezione di Daraya resta isolata, una voce fuori dal coro, e perciò trattata alla stregua di tutti gli altri. Nell'informazione, le differenze non passano, altrimenti come farebbero i siriani, i russi, gli americani e gli altri occidentali a dirti per chi tifare?
Nonostante il tema trattato, il tono è lieve, lo stile scorrevole e la storia, soprattutto se siete amanti dei libri, ha il suo fascino. Probabilmente dopo averla letta, se ci somigliamo un po', avrete voglia di correre alla ricerca di quei libri che sono stati tanto significativi per i lettori di Daraya: L'Alchimista, la Conchiglia...
Questo genere di libri ci aiuta a capire dalle voci dirette di chi le attraversa alcune situazioni che conosciamo solo tramite giornali e reportage con un taglio più cronachistico: ascoltare le storie e i pensieri degli altri apre la mente e ci rende meno sensibili alle richieste di "tifare" per questo o quell'altro. Se vi piace il genere, vi consiglio anche Il libraio di Kabul, che fa luce invece su un'altra situazione "calda" in questi anni, quella dell'Afghanistan, dove la società va oltre alla semplice divisione tra talebani e non talebani.
Il consiglio bipolare: a meno che non siate proprio in fase di ipersensibilità acuta, di quelle per capirci in cui vi fanno piangere le pubblicità dei detersivi, ve lo consiglio sempre e comunque, può dare un po' di speranza ad una fase bassa, mentre in fase alta al massimo vi fa venire voglia di creare una vostra biblioteca-circolo di dibattiti...
Valutazione: 📚📚📚📚📚/5
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