A chi non piace van Gogh? Il suo senso del colore, la
vitalità della sua pennellata e in più il fascino del legame tra arte e
malattia mentale...
Purtroppo come tutti i miti si tende a conoscerlo solo
superficialmente: quei due o tre quadri famosi e la faccenda della malattia
mentale occupano la maggior parte della conoscenza di van Gogh che si ha
comunemente. E’ un peccato sotto molti punti di vista; io ad esempio, grazie
alla mostra che si è tenuta alla basilica palladiana a Vicenza l’anno scorso,
ho scoperto che anche i suoi disegni monocromi hanno la stessa potenza dei
quadri e che esistono quadri minori belli quanto La notte stellata (provate a cercare Paesaggio sotto la pioggia). Resta poi la faccenda della sua
malattia: la sua data di nascita è stata presa come giornata simbolo per il
disturbo bipolare, ma ancora non si è sicuri della diagnosi. E’ stato detto
anche schizofrenia, la tesi che un tempo andava per la maggiore, epilessia,
effetti nervosi di una malattia venerea...
Recalcati, in Melanconia
e creazione in Vincent van Gogh, affronta la faccenda dal punto di vista
psicanalitico e usa le teorie di questa disciplina, in particolare quelle
lacaniane, per analizzare la vita del pittore e il ruolo che l’arte vi ha
avuto. “Uno dei presupposti che orienta la mia lettura dell’arte è che
l’inconscio sia innanzitutto dell’opera prima che dell’artista”, spiega
Recalcati nell’introduzione. “La biografia dell’artista non spiega l’opera ma
trova nell’opera la sua scrittura ultima”.
Detto così è interessante, ma il saggio non è per niente di
facile lettura. Mi aspettavo qualcosa di più divulgativo, invece è un saggio
specialistico denso di termini ed espressioni tipici della psicanalisi che però
non vengono spiegate in modo da rivolgersi ad un lettore generico. Alla decima
lettura di espressioni come “l’assenza forclusiva del Nome del Padre”
cominciava a venirmi un po’ di affanno. Ho capito che deve avere in qualche
modo a che fare con l’assenza della figura paterna nella vita di van Gogh, ma
ancora non ne sono sicura del tutto.
L’inconscio, l’Altro, la Cosa nominati assiduamente contribuiscono ad appesantire il libro, che in
alcuni tratti mi è sembrato proprio si dimenticasse di van Gogh per concentrarsi
su una specie di verità assoluta (nel senso letterale di sciolta dai legami)
della psicanalisi.
Insomma, caro van Gogh: se sei così, è tutto nella tua testa
e nei tuoi traumi infantili... Proprio la cosa giusta da
dire a qualcuno come lui.
Il consiglio bipolare: la collocazione della sofferenza
psichica del pittore in un quadro psicanalitico è giustificabile nel senso che,
a distanza e con le sole testimonianze scritte, non si è seriamente in grado di
stabilire di quale malattia si trattasse e se tale sofferenza avesse o meno una
causa organica. Alcuni disturbi che in precedenza erano considerati solo mentali
oggi vengono indagati sotto un duplice profilo, psicologico e neuropsichiatrico,
e ci sono malattie che hanno origine in altri organi ma possono riflettersi
sulla psiche. Vi consiglio di cedere al vostro amore smisurato per van Gogh
leggendo questo libro solo se non siete stufi di sentirvi dire che “è tutto
nella vostra testa” o che dovete “rielaborare” e soprattutto se avete un
robusto retroterra di termini e concetti psicanalitici a guidarvi nella
lettura, altrimenti vi risulterà solo astruso, lento e noioso.
Valutazione: 📚📚📚/5 valutazione da profana che legge per
divertirsi e per ampliare la propria conoscenza sulle cose che le interessano, ovviamente...

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