Federica Bosco, l'autrice di Ci vediamo un giorno di questi (che mi ispirava, ho preso, ma non ancora letto), qui parla di sé e soprattutto della sua ipersensibilità.
Cos'è l'ipersensibilità? Adesso va un po' di moda, in senso buono: hanno pubblicato il saggio di Elaine Aron a riguardo e che ovviamente sta nella mia lista dei desiderata, e che sono in crescita i titoli come Il potere nascosto degli ipersensibili. Insomma tutti a convincere sé stessi e gli altri che questo è un meraviglioso dono, anche se può essere una meravigliosa rottura di palle. Scusate il francesismo, ma la cosa mi tocca un po' da vicino. Ipersensibili vuol dire, in sintesi e alla carlona, che il cervello processa gli stimoli, sensoriali ed emotivi, in maniera per lo più ingigantita o non filtrata. Sentire rumori che in pochi sentono perché non siete in grado di escludere quelli di sfondo, percepire a pelle e spesso e volentieri nello stomaco le emozioni altrui (in particolare quelle negative come rabbia, paura e dolore) come se fossero le proprie al punto da faticare a distinguere dove cominciate voi e dove comincia l'altro, essere sopraffatti da tutti questi stimoli e dalla conseguente capacità di lavorare con essi e per analogia al punto da essere estremamente vulnerabili. Tutto questo dà un'idea di cosa voglia dire essere ipersensibili e Federica Bosco ci racconta la sua esperienza. Prendendo di fatto a ceffoni un ipersensibile che la legga.
Ho trovato un po' fastidioso che proprio una persona che si dichiara ipersensibile getti in faccia al lettore all'inizio del libro tutto il rancore e l'amarezza per la propria infanzia dura, difficile e senza comprensione da parte di nessuno. Scatta così la trappola per il lettore a sua volta ipersensibile, che come da copione, peraltro ben descritto nel libro dalla stessa autrice, si sentirà in colpa e una "pittima" (dalle mie parti si dice così chi si piange addosso per un nonnulla) perché, tutto sommato, finora si è lamentato della sua ipersensibilità però magari i suoi genitori non erano così rigidi e scostanti, a scuola non andava così male... così al lettore è un po' negata quella comunanza di sensazioni che la Bosco a parole offre. Perché in teoria il libro dovrebbe essere di sostegno a chi, come lei, per molto tempo si è sentito solo nella sua ipersensibilità: solo che nella stesura non è stato esercitato a sufficienza, a mio parere, quello che sarebbe una facoltà degli ipersensibili, ovvero l'empatia e la capacità di mettersi nei panni degli altri.
Mi piace lo stile di scrittura di Federica Bosco, che qua e là coglie delle immagini azzeccatissime e divertenti, come l'ansia raffigurata come una zia rimbecillita che non riesce a comunicare normalmente. Anche se predilige frasi brevi e molti brevi paragrafi, che secondo me spezzano un po' il ritmo del discorso, ma forse era proprio l'effetto voluto.
Per quanto riguarda i contenuti ci sarebbero moltissime cose da dire e alcuni passaggi da commentare puntualmente, ma rischio di appesantire troppo il post con quella che è la mia esperienza personale a scapito della mia esperienza di lettrice di questo libro; la Bosco centra il punto e descrive molto bene la sua esperienza, dà anche dei buoni consigli, ma è ancora troppo poco. Non considerate questo libro come "un percorso", come dice la copertina, né nel senso di percorso compiuto da chi scrive, che non è descritto linearmente ma punteggiato per immagini, né nel senso di un percorso che possa compiere chi legge. Sul tema dell'ipersensibilità consiglio piuttosto altri libri di taglio più pratico e magari più neutro (uno per tutti Le persone sensibili hanno una marcia in più, di Rolf Sellin, che finora è quello che preferisco), privi della forte carica emotiva che comunque è presente nel libro e che rischia di sopraffare proprio il lettore ipersensibile che vorrebbe aiutare.
Il consiglio bipolare: leggetelo solo se vi conforta leggere di altre esperienze simili alle vostre e se non siete inclini ad autosgridarvi perché "vi lamentate troppo, non avete motivo di essere infelici, ci sono altri che stanno peggio di voi e cosa dovrebbero dire, ecc...". In quest'ultimo caso, rivolgetevi ad altri testi sul tema, perché vi assicuro che questa lettura vi farebbe male e soprattutto ne avreste una pericolosa falsa conferma dei vostri pensieri svalutativi. Di conseguenza, lo sconsiglio per tutte le intensità di un umore basso e per le fasi alte e disforiche (alta energia e pessimo umore, paranoia, intolleranza)Valutazione: 📚📚📚/5

Commenti
Posta un commento