Il ristorante dell'amore ritrovato, di Ito Ogawa

Per me la letteratura giapponese è quasi sempre "balsamica": riesce a parlare di argomenti anche drammatici con un garbo che non c'è nella letteratura occidentale, senza sconti sulla realtà ma anche senza drammi da scaricare sul lettore ipersensibile. E' un approccio completamente diverso a temi come le difficoltà nei rapporti personali, la perdita, la morte. Nel caso di Il ristorante dell'amore ritrovato, questa diversità è particolarmente evidente e sul finale, senza rivelarvi nulla, piuttosto scioccante.
La protagonista, Ringo, lavora in un ristorante turco, con il sogno di aprire, un giorno, un ristorante assieme al fidanzato indiano. Peccato che una sera, rincasando dal lavoro, si trovi l'appartamento vuoto. Completamente. Niente fidanzato, niente risparmi faticosamente messi da parte nel materasso, spariti la maggior parte degli arredi, gli elettrodomestici, gli utensili della cucina, lo zerbino... Senza più voce e senza soldi, a Ringo non resta che tornare al villaggio natale, dalla madre scostante da cui se n'è andata e chiederle di poter riadattare il loro vecchio granaio per farne un minuscolo ristorante in cui servire una sola cena, studiata appositamente per i clienti della serata e sfruttando tutti i migliori prodotti locali per cucinare con il cuore. Una vecchia conoscenza, Kuma-san, l'aiuterà nell'impresa.
Se all'inizio sembra una favola, ad un certo punto la realtà fa la sua irruzione: il rapporto difficile con la madre, la sua malattia, ci riportano con i piedi per terra. La storia diventa anche strana, assurda, quasi grottesca o caricaturale, al limite della realtà, in un modo che a volte non è facile da accettare soprattutto per una mentalità occidentale
Lo stile è quello tipicamente giapponese, neutrale di fronte ai fatti della vita senza essere freddo, direi discreto, come se non volesse disturbare penetrando troppo a fondo le vicende e perciò ci permette di affrontare anche la parte meno piacevole della vita che racconta.
Menzione di merito per il fatto che si veicoli l'idea che ciascuno può trovare in sé la forza di realizzare i suoi sogni e dare un contributo al mondo: così fa la protagonista, certamente con l'aiuto di chi le sta intorno, ma fondamentalmente da sola. Un romanzo occidentale quasi certamente le avrebbe appioppato un nuovo fidanzato sul finale, come se una donna non potesse farne a meno. 
L'ho trovato un libro molto sensuale, nel senso letterale della parola, per come indugia sulle descrizioni di piatti e sapori, concentrandosi su colori, odori e sapori e su quello che possono evocare, con affetto e mai con sfoggio. La vita è al centro del libro e del suo messaggio finale ed è una visione della vita così completa e in definitiva serena che anche la morte trova il suo posto in questa visione, non tanto come evento ineluttabile ma come occasione da onorare perché dalla morte nasce nuova vita.
Il consiglio bipolare: di solito, consiglio gli autori giapponesi quando non volete essere travolti dalle emozioni, perché non è nel loro stile accentuare i drammi, però qui il bel messaggio viene veicolato in un modo che è quasi grottesco e magari non adatto alla nostra sensibilità (piccolo spoiler: evitatelo se siete vegetariani o vegani duri e puri...). Vale invece la pena se siete disposti ad assaggiare una cultura diversa; provatelo quando sentite di star "salendo", amate la vita e volete un sostituto virtuale ad un viaggio alla scoperta di un mondo diverso (insomma, un modo per evitare di dare retta a quella voce nella testa che sostiene che potreste licenziarvi e partire per tre mesi senza meta per terre esotiche, voi che normalmente vi limitereste alle vacanze in collina...)
Valutazione: 📚📚📚📚/5

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