Il diavolo nel cassetto, di Paolo Maurensig

Dichtersruhe è un piccolo paese in una valle svizzera con una particolarità: chiunque, dal vecchio prete al borgomastro, dal macellaio all'albergatore, hanno un manoscritto nel cassetto che vorrebbero segretamente vedere pubblicato. Non per niente il vanto principale del paese è di aver ospitato Goethe per una notte, durante il suo viaggio in Italia, quasi che questo avesse determinato una speciale propensione letteraria per i suoi abitanti. Tutta questa smania di vedere il proprio nome celebrato non può non attirare l'attenzione di un personaggio, per dirla con le parole del nuovo prete di Dichtersruhe, che narra tutta la vicenda, per cui 

L'ambito delle sue operazioni si è ridotto di molto, i suoi trucchi da prestigiatore sono ormai cosa vecchia: il mondo del cosiddetto potere spirituale è fuori dalla sua portata, e così pure quello del potere finanziario, che è ormai appannaggio della politica corrotta; ciò che gli resta è solo il potere fine a sé stesso, quello che si esercita in qualsiasi congregazione umana dove ci sia della competizione [...] Quindi, il suo luogo ideale è la società letteraria, non solo perché la letteratura è l'ultimo lembo del sapere che gli riconosca ancora una certa credibilità, ma anche perché è il luogo dove ogni vanagloria, alimentata dall'invidia, cresce a dismisura, dove anche il più banale dei pensieri - purché sia impresso in caratteri tipografici - viene accettato come verità assoluta.

Ovvero, il diavolo del titolo, Il diavolo nel cassetto. Cornelius, il giovane prete inviato a Dichtersruhe perché in futuro ne sostituisca l'anziano parroco, riconosce il diavolo venuto a portare scompiglio in paese sotto le mentite spoglie di un editore pronto a stabilire una succursale della sua casa editrice proprio in paese e banditore di un premio letterario che accende subito competizione e rivalità.
Il diavolo nel cassetto è a metà fra il gioco letterario (si apre con il famoso scrittore che riceve un manoscritto, in cui l'impiegato di una casa editrice racconta il suo incontro con Cornelius e la storia che questi gli ha raccontato sui fatti di Dichtersruhe) e la satira di una società in cui tutti vorrebbero essere la punta di diamante di un talent, che si tratti di letteratura, canto o cucina. E' breve ed è più vicino, come stile, all'apologo che al romanzo, quindi non bisogna aspettarsi un particolare approfondimento dei personaggi, della loro psicologia o delle loro azioni: i fatti si susseguono e il lettore si lascia trasportare dalle vicende. Fino al colpo di coda finale, che da solo vale tutta la lettura: le cose sono veramente come sembrano? Oppure anche noi siamo portati a prestare fede a quanto è stato scritto, senza chiederci di più?

Il consiglio bipolare: non essendo emotivamente impegnativo, è un po' un libro per tutti i momenti. E' breve, scorrevole, ma comunque non banale, perciò riesce a divertire e a far riflettere senza essere esigente. Unica controindicazione che mi sento di segnalare è se siete in una fase "alta" in pieno svolgimento, perché probabilmente le speculazioni iniziali su cosa sia il diavolo oggi e sul potere del pensiero di plasmare la realtà rischiano di sollecitare la deriva dei pensieri in quella direzione.
Valutazione: 📚📚📚📚/5

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