Orfeo in paradiso, di Luigi Santucci

Non aspettatevi una rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice che sia troppo letterale: Orfeo in paradiso ha un richiamo alla mitologia molto vago, almeno per come l'ho letto io. Devo infatti premettere che io il libro non l'ho capito un granché. Magari è un mio limite, ma davvero non saprei dire quale messaggio ci voglia dare l'autore, eppure in un libro così un messaggio ci doveva pur essere. Mah.
E' la storia di Orfeo, che ha da poco perso la madre e sta meditando di buttarsi dalle guglie del duomo di Milano, quando uno strano personaggio gli offre di rivivere la vita della madre. Potrà viaggiare nel tempo fino al momento in cui lei è stata concepita e potrà, ma dovrà farlo solo da osservatore, senza interferire, vivere nello stesso tempo e negli stessi luoghi di lei. Orfeo accetta e si ritrova a fine Ottocento a Milano, esattamente nove mesi prima della nascita di sua madre. Ha così l'occasione, di volta in volta spronato o rimproverato dal suo nuovo amico che si firma "monsieur des oiseaux", di venire più volte in contatto, con vari stratagemmi, con sua madre bambina e ragazza.
Non è che l'idea sia male e la scrittura è piacevole. Ma Orfeo è uno dei tanti inetti della letteratura e qui devo aprire una parentesi: ma è possibile che tutti questi inetti siano uomini? Senza arte né parte, senza volontà né desideri, senza essere in grado di badare a sé stessi e affrontare la vita, spesso confondendo l'amore con il possesso, di questi inetti ne avrei veramente abbastanza (no, non è uno sfogo personale, sono proprio i personaggi romanzeschi così costruiti che mi danno fastidio e, in effetti, se pensassimo ad un personaggio femminile dello stesso tipo ci suonerebbe subito strano, inadatto, inverosimile...). In effetti l'attaccamento di Orfeo alla madre è un po' morboso, con tutta quest'ansia di starle vicino e di toccarla, mentre è ancora bambina... però alla fine tutta questa morbosità non si sviluppa e non si capisce cosa Orfeo ottenga dall'esperienza di aver vissuto una vita che non è sua, di una madre che comunque non è sua madre per il semplice fatto che ancora non lo è diventata. Sembra che il libro si risolva tutto nelle teorie di "monsieur des oiseaux" e del suo contraltare, don Pasqua. Chi siano questi due, dal romanzo non è chiaro, ho dovuto leggere il saggio che accompagna questa edizione del testo per capire un po' di più e non sono ancora convinta. 

Il consiglio bipolare: talmente neutro, ma almeno di facile lettura, che va bene se avete voglia di qualcosa di "letterario", con tante spiegazioni ed elucubrazioni, ma per lo più freddo, poco emozionante. Visto che non l'ho apprezzato un granché, non riesco nemmeno ad indicarvi un umore per cui questa lettura potrebbe essere adatta.
Valutazione: 📚📚📚 / 5

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