In Genio e follia, Karl Jaspers parla di August Strindberg e Vincent van Gogh e del rapporto tra la loro malattia mentale e la loro produzione artistica. E' un libro difficile da leggere e difficile da commentare, ma dati i temi di questo blog volevo comunque farne un cenno.
Forse sono io che l'ho trovato difficile da leggere non conoscendo per nulla l'opera di Arthur Strindberg. drammatugo svedese vissuto tra Otto e Novecento e colpito, pare, da una forma di schizofrenia che lo rese vagabondo e paranoico. Sicuramente mi ha fatto venire voglia di leggere qualcosa di suo e questo va a vantaggio del libro.
Ho detto "pare" colpito da schizofrenia, perché lo scritto di Jaspers va collocato nel quadro delle diagnosi del suo tempo: l'opera è stata scritta nel 1922 con tutto quello che ne consegue e da allora il vocabolario delle malattie mentali si è notevolmente ampliato.
Jaspers ha incontrato van Gogh ma non ha mai conosciuto Strindberg e la sua appassionata esposizione si basa sull'analisi dei loro scritti e in parte sull'impressione suscitata dalle loro opere. Nessuno psichiatra ovviamente farebbe una diagnosi basata solo su questo, perciò il libro non va letto come un libro di argomento medico, tanto più che nel caso di van Gogh la diagnosi è stata cambiata più volte. Proprio (o anche) nel testo di Jaspers troviamo tutti gli elementi per capire perché oggi van Gogh è ritenuto malato di disturbo bipolare più che di schizofrenia, con tutte quelle differenze tra lui e Strindberg, sia nell'evoluzione della malattia, sia nel legame tra questa e le loro opere. Van Gogh riceve impulso dai suoi momenti di esaltazione (inclusa la creazione di quel suo caratteristico giallo vivido), spesso seguiti da abbattimento profondo; Strindberg invece finisce per perdersi nella sua paranoia e mano a mano che la sua malattia progredisce, l'arte si ritrae. Differenze che però Jaspers non coglie oppure non gli interessano, preferendo fare due ritratti, o patografie come le definisce, a sé stanti, lasciando perdere la questione della diagnosi per privilegiare il tema del ruolo della sofferenza psichica nella nascita di opere artistiche, a prescindere dal mezzo con cui queste si realizzano.
Per questo motivo resta un testo interessante, ma abbastanza fine a sé stesso; una lettura passatempo per chi ama le letture di alto livello e l'esplorazione del rapporto tra l'arte e la vita della mente.
Il consiglio bipolare: dovreste sapere che nei momenti di esaltazione non bisogna leggere libri stimolanti, vero? Ecco, questo è uno di quelli: parla di ispirazione, fa collegamenti, vi avvicina ai grandi artisti in maniera senz'altro appassionata, ma che è benzina sul fuoco se siete in salita oltre al consentito. Se invece siete in caduta libera, la complessità della trattazione vi farà fissare la stessa pagina per ore: lasciatevelo per un momento in cui vi sentite in forma, ma senza eccessi.
Valutazione: 📚📚📚/5
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