"Liquido ambrato, e domani vi sveglierete nella vostra stanza appannato come dopo una sbronza; liquido verde e attraccherete sull'isola di Utopia, vedrete la perfezione del luogo felice e inesistente della vera essenza."
Vi dice niente? Pensate che vi prenda in giro? Invece è una scena che compare davvero in 1791: Mozart e il violino di Lucifero e anch'io mi sono sentita un po' presa in giro. Almeno ci fosse dell'autoironia nel riproporre nel Settecento la scena di Matrix! Ma andiamo con ordine, per parlare del romanzo di oggi...
La trama si divide in due parti, una ambientata nel Settecento e una ai giorni nostri. Nel Settecento si intrecciano le vicende del barone von Tintenfisch (Seppia, per chi non sa il tedesco e già così...) depositario di una profezia che annuncia il sovvertimento dei privilegi dei nobili, che il barone ricatta dicendosi l'unico in grado di eliminare il Puledro Dorato che darà l'avvio al processo rivoluzionario, e del Conte di Saint Germain, con tutta una corte di personaggi attorno, impegnati non solo a contrastare il barone ma anche ad affermare l'identità tra uomo e Dio. Ai giorni nostri, ma si tratta di una parte ridotta e marginale, un hacker prepara chissà quale attacco globale e intanto un violino antico esplode nelle mani di un musicista, rivelando strani simboli al suo interno.
Detta così potrebbe anche sembrare interessante ed è per questo che ho comprato il libro. Purtroppo, come dimostra il rifacimento della scena di Matrix che citavo sopra, le promesse non vengono mantenute: i personaggi sono piuttosto piatti e sono talmente tanti che gli autori, per bocca di una delle voci narranti (altra pecca del romanzo: spesso si apre un capitolo e non si capisce chi dei tanti stia raccontando in quel momento e si alternano capitoli in prima persona e capitoli in terza persona), si sentono costretti a chiedere il lettore di pazientare perché alla fine vedrà riallacciate tutte le trame. La stessa voce narrante in un paio di punti fa anche degli spoiler, del tipo "il personaggio X sta dalla parte di Y" e tre capitoli dopo ci viene raccontato com'è che X finisce dalla parte di Y. A proposito, anche la scena dell'inseguimento alla carrozza vuota viene da un film... più che un romanzo sembra di leggere il canovaccio di un romanzo, che avrebbe avuto bisogno di eliminare le note alla fine o spostarle nel racconto, di uniformare le voci narranti che fanno molta confusione e di non sgonfiarsi alla fine, perché in un romanzo che vorrebbe narrare di complotti e crimini contro l'umanità e della libertà di quest'ultima, poche cose sono più deludenti di una conclusione che fa dire "tutto qui?". Visto il titolo, forse anche non relegare Mozart in un angolo sarebbe stata una buona scelta...
Il consiglio bipolare: come tutti i romanzi che parlano di filosofia e teologia, anche l'idea portata avanti nel libro da una delle fazioni in campo che "l'uomo è Dio" è forse un po' al limite se siete in una fase alta conclamata. Ispirante, ma forse troppo... per il resto è un romanzo un po' caotico, ma in un modo che per me non fa venire molta voglia di prestargli attenzione, per cui anche se avete poca concentrazione, ma volete un romanzo poco impegnativo, forse potrebbe essere il momento per leggerlo. Anche se comunque non ve lo consiglierei: ci sono altri romanzi nel genere che potrebbero valere la pena un po' di più...
Valutazione: 📚📚/5

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