Categorizzare come ingabbiare

Questa settimana niente recensione, non sono riuscita a finire nessuna lettura... in compenso questo mese ho comprato tantissimo e in chiusura di mese vi mostrerò anche cosa.
Vi lascio però una citazione di un libro che sto leggendo ora e che parla, tra le altre cose, di categorizzazione delle persone: questa è una trappola micidiale, come ci spiega bene il sociologo autore di questo libro.
"...sulla via della realizzazione di questo suo talento naturale si dovrà confrontare con numerosi ostacoli imposti o autoimposti che limiteranno o rallenteranno il compimento del suo sogno. Se poi riuscirà a raggiungere la professione ambita - per tenacia o per il corso favorevole del destino -, ogni aspetto della sua vita verrà sottoposto all'impietosa lente di ingrandimento di un severo giudizio di valore. A ogni passo gli verrà ricordata, in modo implicito o esplicito, la sua "condizione di grazia" rispetto al resto della "sua gente" che non ha avuto la medesima fortuna. Ovviamente, dinnanzi a una grazia concessa non potrà rivendicare diritti, lì dove li sentisse lesi, ma dovrà prestarsi al consigliabile esercizio di implorare un favore, preferibilmente confezionato in una cornice di gratitudine e ringraziamento."
A quante "categorie" di persone si può applicare questa situazione, a partire dall'etichetta che hanno appiccicata addosso? Non è ingiusto? Ma magari ci va bene o ci disgusta a seconda della categoria a cui applichiamo questo principio...
Il libro comunque è Umanità in rivolta, di Aboubakar Soumahoro, appena uscito da Feltrinelli. Fa incazzare, come molte realtà in Italia, ma ve lo consiglio.

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