I libri che fanno la felicità è l’ultimo uscito sul tema e dimostra al 100% quello che ho detto sopra: libroterapia non è semplicemente leggere un libro. La maggior parte dei libri che ho letto finora sull'argomento, uno su tutti Curarsi con i libri, presenta una lista di letture per ogni caso della vita, una specie di prontuario medico-letterario. Ci sono libri per affrontare il lutto, libri per il malessere del lunedì, libri da leggere quando si vuole smettere di fumare e così via. Un approccio rapido e comunque interessante per gli spunti che offre, ma da un certo punto di vista è come prendere un integratore di vitamine senza essere sicuri di averne effettivamente bisogno, ma solo perché ci hanno detto che fa bene. Magari fa bene sul serio, vuoi perché funziona, vuoi perché fa effetto placebo, ma non è una vera e propria terapia.
L’approccio di Rachele Bindi alla libroterapia è del tutto diverso: da psicologa e psicoterapeuta junghiana, traccia un percorso fatto di letture (e di analisi delle letture: perché sia terapia non basta leggere, occorre riflettere su quello che si è letto) per rallentare, raccogliersi, scoprire e affrontare sé stessi e tornare poi ad aprirsi al mondo con una nuova confidenza in sé stessi. “Conosci te stesso, diventa ciò che sei” è il titolo di un paragrafo che secondo me caratterizza bene l’idea di felicità, da non cercare al di fuori di sé stessi, proposta in questo libro.
Detto così potrebbe sembrare un libro un po’ pedante o un libro che si metta in cattedra ad insegnare al lettore la vera ricetta della felicità, in realtà non lo è per nulla: l’autrice è a sua volta una lettrice appassionata e questo si riflette nel modo in cui presenta il percorso, che è una proposta e non una formula magica esatta, e i singoli libri che lo compongono. Diventa come un dialogo da lettore a lettore, particolarmente indirizzato ai lettori forti, che per godersi il viaggio devono essere disposti ad affrontare i fondamenti della psicologia junghiana, che magari non sono di immediata conoscenza per tutti ma sono spiegati bene nell’introduzione al libro e al metodo, a seguire il metodo e a lanciarsi nell’esplorazione di sé stessi. Come dice la presentazione ad un volume che commenterò la settimana prossima, la Piccola guida tascabile agli animali pericolosi in letteratura, “questo libro è per noi, Indiana Jones in bermuda, Jacques Cousteau in ciabatte e calzini, Lara Croft con copertina termica e guantini”, una presentazione che si adatta anche all’indagine proposta da I libri che fanno la felicità (e moltissimo a noi lettori “poltroni”).
Poco male anche se lo si vuole utilizzare come gli altri libri del genere, come prontuario di letture a tema: le proposte uniscono libri noti ad altri meno noti e se non si vuole affrontare l’intero percorso comunque si scoprono trame e autori interessanti. Secondo me però in questo modo la forza del libro viene un po’ meno. Proposte di lettura ce ne sono di tutti i tipi e sotto varie forme, ma percorsi completi di libroterapia finora ce n’è solo uno ed è questo...
Il consiglio bipolare: è un libro con una struttura, per cui se soffrite di distraibilità e insofferenza alle regole perché siete in una fase “alta” o al contrario faticate a concentrarvi e dovete rileggere i concetti più volte perché siete in fase “bassa”, probabilmente non lo apprezzerete. Come la maggior parte dei percorsi di psicoterapia, va affrontato in una fase equilibrata per ottenere il massimo risultato, ma poi non se ne resta delusi.
Valutazione: 📚📚📚📚📚/5
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