L'incubo di Hill House, di Shirley Jackson

Quando si è a casa in convalescenza e si comincia ad essere un po’ irrequieti, cosa c’è di meglio di una storia di fantasmi e case stregate, di stampo vittoriano, anche se Shirley Jackson scrive in realtà nella prima metà del ‘900?
Hill House è la tipica casa dei racconti di fantasmi: è “sbagliata” solo a guardarla, labirintica, nessuno ci vuole abitare e i custodi se ne vanno prima che cali il buio. Il professor Montague spera invece di scrivere un articolo determinante per gli studi sul paranormale e quindi invita alcune persone con esperienze pregresse a passarvi un po’ di tempo con lui. A rispondere al suo appello sono Theodora, un tempo nota per alcuni esperimenti di successo con la telepatia, ed Eleanor, scelta per un fenomeno di poltergeist che parrebbe aver provocato da bambina. A loro si unisce Luke, nipote dell’attuale proprietaria di Hill House. I quattro si installano in casa e presto cominciano strani fenomeni: scritte sui muri, colpi, voci... ma sono reali o no? Sono davvero attività paranormali?
Vediamo la storia attraverso gli occhi di Eleanor Vance ed è piuttosto facile identificarsi in lei: per anni non ha fatto altro che curare la madre malata, isolandosi dal mondo e finendo per odiarla; non ha più una vita propria, non è abituata a sentirsi all’altezza delle situazioni, non sa più nemmeno mantenere una conversazione con le persone, è trattata alla stregua di una bambina. Morta la madre, sta cercando un posto dove sentirsi a casa, e chi di noi non ha questa necessità? Chi non vuole sentirsi parte di qualcosa? Ecco perché riusciamo subito a capire Eleanor, che non riuscendo a integrarsi nel gruppo finisce con l’attaccarsi alla casa, che da ostile comincia a sembrarle un luogo al quale sente di appartenere, mettendo da parte la paura.
La protagonista è secondo me il punto forte del romanzo, proprio perché ci si identifica subito con lei che cerca un posto per sé nel mondo e perché il suo atteggiamento talvolta infantile ci risulta subito comprensibile alla luce di questo, a differenza di altre protagoniste infantili di altri romanzi che ci irritano fin dal primo momento. La storia scorre tranquilla, ben equilibrata tra avvenimenti e attesa, ma in definitiva mi è sembrata quasi inconclusa, non rifinita, un po’ per il finale aperto che lascia nel dubbio su tutto quello che è successo fino a quel momento, un po’ per alcuni personaggi che entrano in scena a metà racconto e “disturbano” l’atmosfera creatasi fino a quel momento (la moglie del professor Montague e Arthur) senza che tale disturbo venga risolto, in un senso o nell’altro, o che aggiungano qualcosa, se non fastidio al racconto.
Questo genere di storie, vale a dire i racconti di case stregate e fantasmi e in particolare lo stile di stampo vittoriano nel narrarle, sono per me molto rilassanti. La suspence è sostenibile, lo scenario interessante, i personaggi ben delineati senza essere né scialbi né caricaturali. Non adatto agli amanti degli horror estremi o a chi vuole molta azione nei romanzi che legge, ma nel complesso una lettura piacevole.
Il consiglio bipolare: dipende dall’effetto che vi fanno le storie di case stregate: se vi sentite male al solo pensarci, lasciate perdere. Se al contrario un po’ di suspence non vi dispiace, ma senza che sia protratta o molto accentuata, potreste trovarlo, come me, rilassante. Per argomenti come lo spiritismo o la mancanza di senso di appartenenza da parte della protagonista, ve lo sconsiglierei nelle fasi più estreme, perché si sa che argomenti esoterici vanno evitati in fase alta (stimolano troppo) e se siete empatici in fase bassa meglio evitare i protagonisti fragili (nemmeno identificarsi troppo con Eleanor va bene). Consigliato invece per tutte le fasi intermedie, per un po’ di evasione.
Valutazione: 📚📚📚📚/5

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