Il manoscritto incompiuto, di Liam Callanan

E’ Leah in prima persona a raccontarci ne Il manoscritto incompiuto la sua storia: di come ha "acchiappato" un interessante e promettente scrittore, di come lo ha sposato e ci ha fatto due figlie, di come ha sempre accettato che lui, ogni tanto, si allontanasse di casa qualche giorno per andare a scrivere... fino al giorno in cui non solo non ha lasciato nessun biglietto come suo solito, ma non è nemmeno tornato. Nessuna traccia di lui, eccetto un biglietto aereo per Parigi ritrovato nella scatola del "suo" muesli: Leah parte allora con le figlie, verso la città che ha sempre sognato di visitare, ma per cercarlo? O per dimenticarlo? E poi, mentre è a Parigi, spunta un manoscritto, una bozza dell’ultimo romanzo di lui, che sembra descrivere esattamente quello che è successo, sarà un indizio? Nel frattempo Leah deve trovarsi un lavoro a Parigi, sistemare le figlie adolescenti a scuola...
Detto così, Il manoscritto incompiuto, sembra una storia intrigante, e questa è infatti più o meno la parte della trama che si trova nelle presentazioni del libro e che mi ha spinto a comprarlo e leggerlo. In realtà, questo breve riassunto ha già detto tutto quello che c’è di interessante e intrigante nel romanzo. Cerco di spiegarmi meglio evitando però gli spoiler, perché anche se non mi è piaciuto molto, devo ammettere che ha un suo lato istruttivo, come vedrete se avrete la pazienza di seguirmi fino alla fine (questo sì però sarà un mezzo spoiler, inevitabilmente).
Partiamo dal titolo: un altro titolo studiato a tavolino dall’ufficio marketing, perché il titolo originale è Paris by the books e anche se non rende comunque l’idea è senz’altro meno fuorviante. Il manoscritto, poverino, fa giusto una comparsata e non è così determinante per la trama: non costituisce una svolta nelle ricerche dell’uomo scomparso, non fornisce nuovi indizi, soltanto alla fine, quando diventerà un libro compiuto, conterà qualcosa nella storia, ma avrebbe potuto benissimo comparire in quel momento e sarebbe stato lo stesso.
I personaggi sono piuttosto difficili da digerire: Leah è un’immatura e l’ho trovata abbastanza insopportabile, completamente centrata su di sé, lo si capisce ben presto quando lei decide di sposarsi e si sposano nonostante lui sia palesemente poco convinto... Robert, il marito scomparso, è altrettanto irritante, ma come personaggio è già più coerente nelle sue azioni e motivazioni; proseguendo la lettura del romanzo si capisce il perché si sia allontanato, anche se avrebbe potuto fare mille altre scelte. In definitiva ci viene un po’ presentato come un debole in modo se vogliamo anche ingiusto nei confronti di una condizione che poteva essere curata (tipico degli uomini non cercare aiuto, comunque...). L’amica di Leah, Eleanor, è quella che incasina tutto, prima spinge Leah a partire per Parigi, poi viaggia dagli USA a Parigi per convincerla ad accettare il fatto che sia morto... in pratica è funzionale alla trama per far sbagliare Leah e metterla fuori strada.
Funzionale alla trama è anche la maggior parte degli episodi che costellano una trama troppo lenta, il tutto si fa sempre più traballante e artificioso: ad esempio, sul più bello che Leah ha un appuntamento con un altro uomo a Parigi non solo arriva il dramma della figlia minore portata d’urgenza in ospedale, ma Leah non riceve subito le chiamate della figlia maggiore perché ha affidato il proprio cellulare a lui, che non ha sentito. Una donna che esce senza borsetta? Comunque la figlia guarisce e la vita continua come prima: l’episodio serve solo a distogliere Leah dalla sua cotta e “conservarla” per il marito. E così tutta una serie di altre scene, che si esauriscono appena esaurita la loro utilità, poi tutto prosegue come prima. Vale anche per la scena madre finale.
Stilisticamente invece l’ho trovato piacevole e scorrevole, niente da dire. Magari avevo io alte aspettative, magari mi aspettavo un romanzo un po' più giallo, o forse ho solo la coda di paglia perché in effetti certi atteggiamenti dei protagonisti mi hanno spinto a chiedermi se anch’io mi comporto in maniera altrettanto egoista qualche volta. Ma probabilmente
non vale la pena di essere così severi: alla fine è un romanzo da lettura non eccessivamente impegnata, da prendere per quello che è e non troppo sul serio.

Il consiglio bipolare: ho detto che il libro ha un lato istruttivo e questo consiste nel farci vedere come si appare agli occhi degli altri quando si ha una depressione bisognosa, egoista e lamentosa però non si vuole, o non si sa, chiedere aiuto (Robert) e di come ascoltare gli altri, ascoltarli davvero e non con le orecchie e basta, sia importante se teniamo a loro (Leah). Per questo, forse non è ideale nelle fasi estreme perché potreste identificarvi eccessivamente nell’uno o nell’altra e magari farvi venire strane idee; sceglietelo come lettura di avvertimento quando “il peggio” è passato e state raccogliendo i cocci del vostro episodio, ripromettendovi "mai più..."
Valutazione: 📚📚📚/5

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