Sarà difficile parlare di Hypnos di Gino Saladini e Vincenzo Mastronardi senza fare spoiler, ma ci provo lo stesso: la storia comincia con l'uccisione del principe Rodolfo d'Asburgo e con l'arrivo sulla scena del crimine dello stesso Hypnos, agente dell'Evidenzbureau, ovvero dei servizi segreti dell'impero asburgico a fine '800, con il compito di mascherare l'omicidio da suicidio. A questo omicidio seguono quelli di due prostitute che la notte precedente erano state coinvolte in un'orgia con il principe, ma non sono semplicemente state tolte di mezzo per ragion di stato: il modo in cui sono state uccise e come è stata allestita la scena del ritrovamento del loro corpo fa pensare ad un serial killer e non ad un omicidio politico...
A questo punto, stando alla trama riportata sul libro e che mi ha convinto a comprarlo e leggerlo, dovrebbe entrare in scena l'investigatore di turno affiancato da Freud che nella Vienna dell'epoca muove i primi passi con la psicanalisi e l'ipnosi per il trattamento delle "isteriche", inimicandosi la comunità scientifica dell'epoca. Purtroppo, la realtà del romanzo è un'altra e molto meno affascinante del risvolto di copertina.
Mano a mano che il romanzo avanza, seguiamo contemporaneamente l'agente Hypnos e Friedrich Schwartz, il commissario incaricato di condurre le indagini segrete sulla morte delle prostitute, a fasi alterne, per così dire: prima gli si ordina di indagare, poi gli si ordina di lasciar stare l'omicida perché agisce per il bene dello stato... Schwartz è un protagonista poco credibile, non è nemmeno delineato come tale fino a metà del romanzo, perché seguiamo così tanti personaggi che l'unica cosa che ci resta in mente di lui è che è bello e ha una bellissima sorella gemella in cura da Freud per una paralisi. Freud poi è il personaggio più inutile del romanzo: le sue tecniche ipnotiche non sono all'altezza di quelle di Hypnos, non contribuisce a svelare il mistero del killer, tutti i capitoli che lo riguardano potrebbero essere tranquillamente tolti dal romanzo senza che la trama ne risenta. E' un peccato, perché mi sarebbe piaciuto un libro del tipo "romanzo storico con personaggio famoso che risolve il delitto". Invece qui Hypnos rimane un po' da solo nel ruolo dell'antagonista: ipnotizzatore fenomenale, abilissimo, imprendibile, che si esalta con le teorie di Nietzsche dell'Oltreuomo (e grazie agli autori per aver utilizzato questa, più autentica, traduzione, rispetto a quella di Superuomo in voga fino a poco tempo fa) e anche un po' col sesso, uomini e donne sotto a chi tocca. Ma non è sufficiente a tenere in piedi la storia.
L'impressione che mi ha dato è che ci fosse troppa carne al fuoco, tutti spunti anche interessanti: Nietzsche, la nascita della psicanalisi, l'ipnosi, la comunità di Villa Parsifal, ma tutto resta un po' in superficie. I personaggi, da Hypnos ai gemelli Schwartz dovrebbero essere attraversati da passioni forti, contrastanti, abbracciare o rifiutare il loro lato oscuro e le loro pulsioni o segreti sepolti, ma i loro conflitti sono tuttalpiù descritti e non adeguatamente rappresentanti.
Forse sono io che ho emozioni un po' attutite, non lo escluderei, ma ho trovato Hypnos un romanzo non brutto, ma poco attraente, poco coinvolgente nonostante i contenuti che vorrebbe offrire. Ho accolto ogni rivelazione o ogni proclama con niente più di un "ah-ha?". E' un romanzo di serial killer? E' un romanzo di spie? E' un romanzo che proclama la liberazione dalla morale? Soprattutto, direi che per me è un grande boh...
Il consiglio bipolare: Poca azione, poca emozione; a meno che non siate particolarmente impressionabili, ma vi assicuro che ce ne vuole davvero tanto per farsi impressionare da questo romanzo, potete usarlo come lettura neutra, al di là del bene e del male, narrativamente parlando.
Valutazione: 📚📚📚/5

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