Miracolo, finalmente sono riuscita a rimettermi a leggere! Non l'ho fatto con un libro grosso o complesso, ma con un classico, L'anno della lepre di Arto Paasilinna. Volevo un libro leggero, emotivamente poco impegnativo, vista l'ipersensibilità, e magari cortino, vista la scarsa concentrazione, così la mia scelta è caduta su questo.
E' la storia di Vaatanen, giornalista, che una sera in auto con un collega investe un cucciolo di lepre e così, di punto in bianco dà ascolto all'insoddisfazione per la propria vita in un certo senso ipocrita (un lavoro in cui non crede più, un matrimonio tenuto in piedi non si sa bene perché), raccoglie l'animaletto ferito e scompare nei boschi. Vende per telefono la propria barca ad un amico, ottiene i contanti, lascia un biglietto a moglie e capufficio perché lo lascino in pace e comincia la sua avventura attraverso il paese. Troverà qualche lavoro qua e là, incontrerà un sacco di personaggi più o meno strani, diventerà inseparabile dalla sua lepre. Non vado oltre nella trama per non rovinarvi la sopresa, ma se per caso decideste di leggerlo e vi bloccaste nella prima metà, vi direi di cercare di finirlo comunque. Perché il messaggio vero, la profondità del libro arriva alla fine.
Nella prima metà in effetti è solo una sequenza di aneddoti ed episodi, una lettura carina, che un po' mi ha ricordato il Centenario che saltò dalla finestra e scomparve ma un po' meno paradossale; sarà per lo spirito nordico e l'umorismo freddo con cui sono descritte avventure e disavventure di Vaatanen. Poi lentamente il romanzo si mostra per quello che è e ci mette davanti agli occhi una specie umana verso cui anche il lettore come Vaatanen comincia un po' a provare nausea. Meglio i boschi. Meglio la lepre. Meglio la natura selvaggia anche se crudele, così come del resto siamo crudeli anche noi quando lottiamo per la nostra sopravvivenza. E la società civile? La società civile si accorge di te quando infrangi le sue regole e quando non le conviene più girarsi, meglio scegliere la libertà. Quella che è partita come una buffa avventura diventa una versione nordica di Into the wild e una critica alla società finlandese degli anni '70 (il libro è scritto nel 1975). Più profondo di quello che appare all'inizio, riesce però a consegnare il suo messaggio in maniera estremamente "pulita": niente prediche, niente sentimentalismi, niente ostentazioni e proprio per questo, secondo me, riesce a farlo passare con una forza che coglie di sorpresa il lettore.
Il consiglio bipolare: nel suo stile semplice e piano, è un libro più persuasivo di quello che può sembrare e di conseguenza richiede maggiore equilibrio di quanto ci si possa aspettare, quindi evitatelo se già programmate una fuga o desiderate intensamente un'avventura, perché potrebbe essere la spinta mancante ad uno stato "alto" per trasformare un desiderio in una realtà piena di guai. Leggetelo invece quando siete in uno stato d'animo tranquillo e state bene dove siete: potrete soppesare in sicurezza i pro e i contro (anche quelli del prendersi una lepre come animale domestico...)
Valutazione: 📚📚📚 /5
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