Attenzione: questa non è una recensione. Non troverete voti o il solito consiglio bipolare alla fine di questo post: ho un affetto smisurato per Dracula e recensire I poteri delle tenebre (per la traduzione del quale non ringrazierò mai abbastanza Carbonio editore) è come recensire Dracula, semplicemente non si può. Bisogna leggerlo e basta.
Preferisco invece raccontarvi la storia del legame tra I poteri delle tenebre e il più noto libro di Stoker, di cui tra parentesi oggi ricorre l'anniversario della nascita. La mia speranza è quella di spingervi a leggerlo; per me è bastato poco, solo l'idea che la versione islandese di Dracula fosse diversa per un qualche motivo da quella che conosciamo mi ha acceso una lampadina e la voglia di leggerlo. Gli articoli di giornale che fino a qualche tempo fa ne parlavano, hanno riassunto, forse un po' troppo, l'intricata vicenda. In pratica, il ricercatore Hans de Roos si è accorto che la versione di Dracula in lingua islandese non coincideva con quella nota nel resto del mondo, e le differenze non erano poche: personaggi cambiati, nel nome, nel ruolo e nel loro destino, una prima parte (quella in cui Harker, Thomas e non Jonathan, è al castello del conte) molto più lunga, una seconda più breve (quasi un riassunto o una bozza, molto poco coinvolgente, in realtà) e priva, ad esempio, dell'inseguimento di Dracula attraverso l'Europa. Che cosa era successo? Un'invenzione del traduttore islandese (più di una, a dire il vero)? Un manoscritto di Dracula venduto all'editore estero prima che a quello inglese, che avrebbe subito una modifica successiva? I giornali hanno riportato l'una o l'altra di queste versioni, in realtà entrambe parzialmente vere, ma la storia che traccia de Roos nella prefazione è molto più complessa e interessante. Uno dei rari casi in cui non ho saltato la prefazione come al solito, ma l'ho letta riga per riga. Affascinante storia, se avete l'animo del filologo.
Perché a sua volta la versione islandese è la traduzione di una traduzione. Le aggiunte del traduttore islandese non riguardano l'intera storia, ma solo i molteplici riferimenti alle saghe nordiche che punteggiano una trama già in partenza diversa da quella del "nostro" Dracula; la versione islandese, si è scoperto, è la traduzione di una delle due versioni svedesi pubblicate a puntate su due riviste dell'epoca, nello specifico la più corta delle due. Inventata allora da un traduttore svedese? Improbabile, visto che molte differenze rispetto alla versione ufficiale di Stoker si ritrovano negli appunti dell'autore e che i nomi di alcuni personaggi aggiuntivi sono quelli di persone dell'entourage di Stoker stesso... Quindi è quasi certo che Stoker abbia avuto a che fare almeno con l'arrivo della sua storia in Scandinavia, in paesi che all'epoca andavano "di moda" tra gli inglesi.
I poteri delle tenebre è imperdibile per tutti i fan di Dracula (il libro; sto ancora aspettando una versione cinematografica o televisiva che gli renda giustizia) e dei romanzi gotici; è l'anello di congiunzione tra i feuilleton o penny dreadful, i romanzi a puntate dell'epoca, come Varney, e quella versione più matura di Dracula che abbiamo imparato ad apprezzare. Certo, quest'ultima è senz'altro migliore: I poteri delle tenebre è ancora ricco di cliché del genere dell'epoca, il vampirismo è appena accennato e quella seconda parte così "tirata via" fa perdere tensione al racconto. Ma è una pietra miliare e come tutte le pietre miliari... merita di essere notata, anche quando poi ce la lasciamo alle spalle, come ha fatto Stoker, ripulendo il suo romanzo fino al capolavoro che amiamo.
Commenti
Posta un commento