Il blog è di nuovo fermo; se l'avete seguito in precedenza sapete che ogni tanto succede e che quando succede non mi piace. Questa volta però la pausa non è dovuta al mio umore, ma al gran caos dei progetti che ho in piedi. Se avete voglia di saperne di più, continuate a leggere. Altrimenti, possiamo sempre risentirci alla prossima recensione speriamo presto.
In realtà era un po' che trascinavo le letture. E' molto più facile, con la stanchezza addosso, leggere due pagine e prendere sonno, o rincretinirsi di videogiochi o Netflix. Oltre a questo si sono aggiunti l'inizio di un master che ho cominciato solo in parte per interesse verso la materia (le digital humanities, ovvero l'applicazione dell'informatica alla ricerca nelle discipline umanistiche), ma soprattutto in memoria del concorsone al Ministero dei Beni Culturali del 2016, a cui on ho potuto partecipare perché non avevo un postlauream. E quindi, visto che l'università per cui lavoro concede la partecipazione gratuita ad uno dei suoi master, perché no? E' coerente con le mie mansioni, dopotutto... però significa avere tutti i venerdì impegnati fino alle 18 e i sabato mattina ugualmente, con tutto lo spostamento della routine che comporta. Ecco, la routine: quella cosa a metà tra la gabbia dorata e lo strumento fondamentale per la stabilità, che quando mi viene scombinata mi manda in tilt anche se a volte divento un po' insofferente. Ma per nessuna ragione al mondo accetterei di trovarmi sulle montagne russe umorali solo perché non ho voglia di seguire il mio solito programma (orari, compiti giornalieri, alimentazione...) prefissato, visto che quest'ultimo mi salva davvero parecchio. Però gestendo una casa da sola, passare a tre giorni anziché due in cui si rientra a casa alle 19 è un po' pesante.
Altra cosa: ho iniziato un programma di self-help intitolato "The Artist's way" di Julia Cameron. Quando l'avrò finito, magari vi parlerò del libro, che esiste anche in italiano ma ho preso in inglese per il solo fatto che costava la metà. E' un programma su 12 settimane di esercizi vari per "liberare l'artista interiore". Detto così suona un po' come la solita fesseria new age, ma il programma è stato pensato 25 anni fa, ha per questo i suoi limiti, ma ha anche dei lati positivi come tutti i percorsi che portano a guardare un po' di più in sé stessi. In questa settimana, che è la quarta, l'esercizio principale è non leggere, quindi sono "a dieta" di letture che non siano funzionali. Ammetto di essere scettica a riguardo: non è più la lettura, la maschera dietro cui ci nascondiamo per non pensare, forse qui in Italia non lo era nemmeno 25 anni fa quando il programma è stato pubblicato, però ho deciso di fare il tentativo. Magari dopo la fine della settimana mi ritufferò nelle letture (mi è arrivato anche I luoghi di Lovecraft. Guida a uso del viaggiatore che per il momento aspetta di essere letto, e finalmente hanno ripubblicato, per Fazi, i racconti di Angela Carter, volevo leggere La camera di sangue da una vita), avrò scoperto quanto mi sono mancate e soprattutto in quante cose inutili getto il mio tempo, se non mi dedico agli amici di sempre, i libri...
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