Come ordinare una biblioteca, di Roberto Calasso

Una delle frasi che leggo spesso sulle pagine di Facebook che parlano di libri e lettura dice che "non si hanno 'troppi libri', si hanno 'troppo pochi scaffali' ". Ecco, anche se non sono fan delle frasi fatte, mi ci rispecchio e continuo ad acquistare, meditando o d'impulso, un sacco. Se poi il titolo in questione promette di parlare di libri e biblioteche è ancora peggio e anche Come ordinare una biblioteca di Roberto Calasso (Adelphi) non fa eccezione. Un po' mi ci ha spinto anche la quarta di copertina che dichiara: Chi prova a dare un ordine ai propri libri deve al tempo stesso riconoscere e modificare una buona parte del suo paesaggio mentale.
Si tratta di quattro saggi, in realtà solo vagamente accomunati dal tema del libro e della letteratura (uno dei saggi dà il titolo alla raccolta), messi insieme non ho capito bene con quale criterio. Non posso dire che questo libro abbia corrisposto alle mie aspettative, ma alla fine l'ho letto volentieri; non è facile spiegare il perché senza ricorrere ad una metafora un po' particolare.
Immaginate di essere ad un matrimonio di qualche cugino o parente non troppo stretto. Una marea di parenti che a malapena conoscete, con cui a malapena avete qualcosa da spartire, e già vi chiedete che cosa vi stesse passando per la testa quando avete deciso di presentarvi invece di simulare un attacco della vendetta di Montezuma. Alla fine però vi sedete accanto al parente (ma è vostro parente? O è il fratello dello zio della sorella di qualcuno?) anziano, garbato, che parla volentieri soltanto di sé e dei suoi ricordi, delle cose che ha fatto e visto, però voi vi sedete lì e lo ascoltate altrettanto volentieri. Perché ha visto tanto, è passato attraverso momenti storici importanti, parla bene, è colto e non spettegola, a differenza di quell'altro lì in fondo che state evitando come la peste...
Ecco, questo libro è quel personaggio garbato di cui ascoltate volentieri le storie: non impegnativo, suscita un interesse all'inizio più educato che reale, poi alla fine si è passata qualche ora in maniera leggera. Magari non si sarà acquisito chissà che bagaglio culturale, magari non sempre lo si è seguito fino in fondo, ma in tempi come questi anche in letteratura un po' di leggerezza non è da sottovalutare.
Il consiglio bipolare: prendetelo per quello che è, una lettura neutra che più neutra non si può, dal punto di vista delle emozioni. Forse non eccessivamente stimolante, ma non lo si può nemmeno definire noioso. A patto, ovviamente, che letteratura e storia della letteratura vi interessino...

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