La mente in fiamme, di Edward Bullmore

Copertina di "La mente in fiamme" di Edward Bullmore, Bollati Boringhieri
La mente in fiamme è un altro libro difficile per me da commentare, ci tengo a farlo perché è un libro che consiglio sotto molti aspetti, ma non essendo una specialista del settore posso darvi solo una prospettiva esterna. Stiamo parlando del settore della psicoimmunologia, ovvero dello studio delle interazioni tra sintomi di tipo psichiatrico, inclusa la depressione che è quella su cui questo libro di Edward Bullmore si focalizza, e sistema immunitario. Ho imparato davvero un sacco di cose a proposito di sistema immunitario, evoluzione e stato della ricerca medica da questo libro, che quasi non mi sembra di rendergli giustizia riassumendole qui.
Esiste oggi una nuova frontiera di ricerca in psichiatria che può appoggiarsi a nuove scoperte e tecnologie, la TAC, tanto per dirne una, e sempre più si collegano determinati sintomi non solo alla sfera psicologica, ma anche a quella fisica. Tutte queste novità vengono poco recepite a livello di divulgazione, se cercate su internet potreste capitare su un articolo abbastanza recente di un quotidiano che riporta la tesi di uno psichiatra per cui i farmaci non servono a nulla perché le malattie psichiatriche non hanno basi fisiologiche (peccato che la tesi in questione sia del '72 e solo dagli anni 2000 certi fattori hanno potuto essere indagati), oppure l'esperienza di un certo paziente che del pari sostiene l'inutilità assoluta dei farmaci perché è guarito solo grazie alla terapia psicologica, che in generale è comunque una parte fondamentale del trattamento ma nel suo caso è a buon diritto stata l'unica determinante, visto che poco dopo la sua affermazione riporta una storia allucinante di abusi subiti per cui quasi ci si stupisce che abbia "solo" sviluppato determinati sintomi.
Secondo Bullmore, è il sistema filosofico di origine cartesiana di separazione tra corpo e mente che si riflette nella separazione tra medicina del corpo e medicina della mente e nella conseguente diffusa credenza che una malattia mentale sia "tutta nella testa del paziente", in particolare per quanto riguarda la depressione che si crede comunemente una "reazione", magari eccessiva, a determinati eventi nella propria vita. Una parte consistente invece della malattia potrebbe avere invece origine nel sistema immunitario. Bullmore da buon scienziato non commette l'errore di assolutizzare, non estende la sua riflessione alla depressione in assoluto, che paragona al cancro in quanto si tratterebbe piuttosto di un insieme di sintomi che può avere diverse cause e concause oltre che diversi modi di manifestarsi. Osserva però che l'infiammazione del corpo, dovuta ad altre malattie, come quelle autoimmuni, o ad uno stress psicofisico, in alcuni individui potrebbe bypassare la barriera ematoencefalica del cervello, che fino a poco fa si riteneva separasse impenetrabilmente questo dal resto del corpo, e determinare un'infiammazione anche a livello cerebrale, scatenando quei sintomi che poi si etichettano come depressione. Accettando questa teoria, alcuni tipi di depressione potrebbero essere indagati e quindi affrontati verificando l'attività del sistema immunitario, per la quale, a differenza di quanto accade con le malattie psichiatriche, abbiamo dei marcatori misurabili. Sembrerebbe una teoria complessa, ma il pregio principale del libro è quello di divulgare senza semplificare (come invece mi rendo conto di star facendo io, per non allungare troppo il commento alla lettura ma cercando di esporre comunque il nucleo principale del libro), spiegando un argomento non proprio facile con un linguaggio accessibile.
Il consiglio bipolare: a livello personale ho apprezzato l'assenza di un certo atteggiamento paternalistico o da "occhiali rosa sul mondo" nei confronti di un problema qual è la depressione. Leggerlo è come ascoltare un medico che risponde ai vostri perché e fa di tutto perché capiate la risposta: a fronte di tutte le volte in cui non vi siete sentiti parte della cura alla vostra malattia e di tutti gli atteggiamenti estremi come la negazione di quello che si sente perché sarebbe questione di attitudine e non di malattia o al contrario l'eccessiva medicalizzazione perennemente alla ricerca della pillola della felicità, questo libro, scritto nel 2019 è un passo avanti. Se siete in fase stabile, nessun problema, ma è leggibile anche in fase calante; se invece siete un po' su di giri, non vi farà comunque male: sappiate che parte degli stati infiammatori è gestibile con una buona igiene di vita, chissà che non vi dia quella motivazione in più a "comportarvi bene" che spesso quando prendiamo la strada dell'esaltazione viene a mancare...

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