La lettrice testarda è uscito da poco, la trama mi piaceva perché sembrava dovesse essere un romanzo piacevole sulla bellezza e sul potere della lettura, per cui l'ho preso: in realtà non è proprio come me l'aspettavo o come lo presenta la quarta di copertina (o i vari lanci pubblicitari), però alla fine è una lettura gradevole, se vogliamo una lettura estiva non troppo impegnativa, visto che non è molto lungo.
Il titolo trae in inganno e io ci sono caduta con tutte le scarpe: il titolo originale potrebbe essere più fedelmente tradotto con Io sono Isobel (I for Isobel, ma a tradurlo letteralmente si perde il gioco di parole tra la I e l'inglese "io"), ma capisco le ragioni del marketing. Con un titolo così, si sarebbe perso nel marasma delle nuove uscite e invece tutto sommato merita attenzione. Immagino che la casa editrice, in Italia Garzanti, abbia pensato che tanto valeva solleticare la curiosità dei lettori forti, che sono quelli che leggono e leggerebbero di libri più volentieri. Invece nel libro la lettura è presente, ma non così significativa come si potrebbe pensare dal titolo italiano.
E' la storia di Isobel, che seguiamo in tre momenti della sua vita (senza nulla in mezzo e questo secondo me è un punto debole del romanzo): l'infanzia con una madre oppressiva, l'adolescenza quando, persa la madre, deve vivere in un pensionato e mantenersi come impiegata in una ditta di importazioni, la giovinezza ovvero un numero imprecisato di anni dopo, quando Isobel praticamente "rinasce" a nuova vita, non vi dico come perché vi rovino la sorpresa ed è proprio questo finale, questa chiusura del cerchio, che alla fine mi ha fatto piacere il romanzo.
E dire che di motivi per identificarmi con Isobel ne ho, e per fortuna altrettanti per non identificarmi con lei: Isobel non sa mai come comportarsi con gli altri, è cresciuta diversa e sentendosi estranea a tutti, nella lettura trova un conforto segreto anche se non così determinante per la sua crescita o predominante nel romanzo. Almeno io non ho avuto una famiglia come la sua e non ho certi slanci religiosi.
Non mi sono sentita coinvolta fino in fondo un po' per i salti temporali, un po' per l'epoca in cui è ambientato: secondo me avrebbe aiutato un nome di città e una data all'inizio delle tre parti in cui si divide il romanzo, perché finché Isobel non entra in ufficio e si siede alla macchina da scrivere, non ci si rende ben conto di dove e quando ci si trovi. Siamo in Australia, il romanzo è scritto alla fine degli anni '70, ma se non si è letta la prefazione l'impatto con le segretarie che dattilografano e stenografano è un po' disorientante, perché nella prima parte c'è poco che possa far pensare ad un'epoca diversa dalla nostra. Dopo aver letto L'educazione, l'arretratezza culturale della famiglia di Isobel non è più un indicatore temporale valido, per me.
Alla fine, La lettrice testarda, che non è poi né così accanita lettrice né particolarmente testarda, è una lettura scorrevole, con poca azione e molta introspezione, a volte ci si chiede dove voglia andare a parare, ma vale la pena di resistere (in fondo sono solo 165 pagine!) per un finale che in effetti vale il libro.
Il consiglio bipolare: il libro non fu pubblicato appena scritto perché il personaggio della madre fu giudicato troppo oppressivo ("nessuna madre è così"), ma nel frattempo libri sotto i ponti ne sono passati tanti e la figura della madre è meno tremenda di tante altre, seppure odiosa, quindi a meno che non siate davvero ipersensibili e facilmente sollecitabili da questo punto di vista, potrete tollerarlo anche quando l'umore è bassino o calante, e magari avete voglia di vedere un po' cosa succede a qualcun altro, in questo caso Isobel, per distrarvi un po' da voi stessi. Non se l'umore è troppo basso, perché perdereste il desiderio di vedere la fine, non troppo alto perché per un umore "su" c'è troppa poca azione e Isobel è troppo dentro la propria testa. Adatto ad una lettura in vacanza, ma neanche troppo disimpegnato.

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