Le cinque donne, di Hallie Rubenhold

Le cinque donne, di Hallie Rubenhold (Neri Pozza)

Per parlare di Le cinque donne, di Hallie Rubenhold (Neri Pozza), che racconta la storia delle cinque vittime di Jack lo squartatore, voglio partire da un fatto più recente. Il 24 agosto 2007 Sophie Lancaster, 21 anni, viene aggredita mentre si trova con il suo ragazzo da un branco di annoiate teste di c... e picchiata a morte. I media scrivono ripetutamente che è stata uccisa "perché vestita secondo la moda gotica". Anni dopo, il ragazzo, sopravvissuto all'aggressione, ha detto in un'intervista qualcosa che mi ha colpito molto: dire che Sophie Lancaster è stata uccisa "perché goth" (e questo si applica ad un sacco di altri casi: "perché diverso", "perché gay", "perché lesbica", "perché nero/giallo/rosso/blu"...) significa in definitiva assumere la prospettiva dell'assassino e non della vittima. Di questa cosa mi sono ricordata quando ho visto l'uscita di Le cinque donne. Un libro che, avvenimento raro, ho comprato e letto subito.

La riflessione alla base della stesura di Le cinque donne è la stessa: anche se non sapremo mai perché lo Squartatore ha fatto quello che ha fatto, non di meno siamo affascinati dal suo mito, dalla sua inafferrabilità, crudeltà, ecc... Morbosamente, seguiamo l'assassino e ci dimentichiamo quelle cinque donne. Che avevano un nome e una vita; una vita tremenda in tutti e cinque i casi, ma alla quale è necessario rendere giustizia. La polizia da un lato non seguì altre piste se non quella dell' "assassino di prostitute" e quindi si impegnò a dimostrare che quelle cinque donne erano dedite al mestiere, invece di condurre un'indagine degna di questo nome, dall'altro era comunque imbevuta della mentalità vittoriana per cui una donna povera era una donna "perduta" e quindi virtualmente incapace di pensare fuori dagli schemi dell'epoca.

Ed è proprio negli schemi dell'epoca, nel feroce giudizio dell'età vittoriana sulle donne, nelle condizioni economiche, sociali e morali, che Le cinque donne, con il rigore di un'indagine storica e la leggerezza del romanzo, ci porta. Femminista nel senso originario del termine, senza fanfare ma con una volontà implacabile di portare alla luce la realtà che non conosciamo o tendiamo a semplificare con un "coprivano le gambe ai tavoli". In questo libro si parla di morale sessuale, contraccezione, "assistenza" ai poveri, condizioni di lavoro, in definitiva delle classi inferiori che nei libri di storia non compaiono mai, se non per etichette, come se la loro, di storia, non fosse importante e non fosse il fondamento degli avvenimenti storici che invece conosciamo.

Il consiglio bipolare: per quanto sia scorrevole, interessante ed estremamente delicato, perché si parla delle donne e solo marginalmente della loro morte, se proprio siete estremamente empatici e le ingiustizie sociali vi tolgono il sonno, magari aspettate a leggerlo. Consigliato se vi piacciono i romanzi storici o gli scrittori inglesi dell'epoca: queste non sono storie romantiche, ma hanno il loro fascino che vale la pena di leggere.

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