Uscito di fresco, La pantera delle nevi di Sylvain Tesson mi aveva ispirato per l'argomento: sono una spettatrice compulsiva dei documentari su Netflix e il leopardo delle nevi (in questa traduzione "pantera", come nell'originale francese perché, spiega il traduttore, si sarebbero persi tutti i parallelismi tra l'animale e la donna) è un animale tanto raro quanto affascinante. E poi avevo bisogno di un libro di ampio respiro, che mi portasse un po' fuori dal mio piccolo mondo per trasportarmi in un mondo molto più ampio.
Non sono stata accontentata del tutto. Per correttezza, devo però separare l'oggettività del libro, che racconta la spedizione di Tesson al seguito del naturalista e fotografo Munier sulle tracce del leopardo delle nevi e lo fa in un ottimo stile, da quelle che erano le mie aspettative ed esigenze quando ho scelto di leggere il libro. Appunto, non è un brutto libro. Leggerlo è veramente come stare appostati accanto a Tesson e Munier, gettati sulle rocce al freddo in attesa della comparsa non dico del leopardo delle nevi, ma di un lupo, una capra tibetana, un uccello rapace. Ed è proprio qui che cominciano i guai.
Mi sono fatta l'idea che Tesson sarebbe un pessimo compagno di appostamento: parla, parla e ancora parla. Metaforicamente parlando, s'intende, o forse sfoga ora su carta tutto quello che ha dovuto trattenersi dal dire, dovendo stare in silenzio ad aspettare. Non ascolta mai, nella sua furia di comunicare il suo pensiero, la sua impressione, le sue riflessioni, finisce per proiettare le proprie opinioni e i luoghi comuni che ha interiorizzato sul mondo esterno. Quindi alla fine più che un viaggio in Tibet, diventa un viaggio nella testa di un giornalista occidentale, che ha il mito della natura perduta, luoghi comuni sulle religioni e sulla storia antica a non finire, e il rimpianto per una compagna che si è lasciato sfuggire. E mentre ascoltiamo le sue riflessioni, che non sono prive di spunti interessanti (penso ad esempio al discorso sull'arte), ma quando è troppo è troppo, magari la pantera è passata. Ma, filtrata dagli occhi di Tesson, non l'abbiamo vista.
Il consiglio bipolare: non fate come me. Se già siete in una fase mista e volete essere risollevati dalla tristezza in arrivo, ma volete evadere e non siete inclini all'ascolto, aspettate prima di prendere in mano questo libro. Come me, finireste a discutere con Tesson nella vostra testa sul modo "sommario" in cui giudica questo o quell'aspetto della natura o della civiltà e dovremmo sapere che non si può parlare in due. Soprattutto se uno dei due è lo scrittore e l'altro il lettore. Aspettate un momento di minore eccitabilità, quando siete abbastanza rilassati da ascoltare o avete voglia più di filosofia che di natura.
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