Il primo volume di Nell'antro dell'alchimista contiene tre primi racconti, una raccolta chiamata Fuochi d'artificio e la raccolta La camera di sangue. Come al solito, non entro nel dettaglio dei racconti perché mi piace lasciarveli scoprire. Diciamo però subito che non è una lettura per tutti: non solo la Carter tende ad essere a volte molto descrittiva, per cui dovete avere la pazienza di lasciarvi un po' irretire anche quando il ritmo del racconto è lento, ma soprattutto questi racconti hanno una buona dose di violenza. Più in Fuochi d'artificio che non in La camera di sangue, i racconti possono essere un discreto pugno nello stomaco. Una violenza che non è ostentata con compiacimento, come a volte si percepisce in altri autori, ma è mostrata cruda com'è, come un dato di fatto messo davanti agli occhi del lettore, senza una morale prestabilita. La raccolta è molto varia per quanto riguarda il genere dei racconti: andiamo dal distopico, al memoir, passando per l'horror e il surreale.
In La camera di sangue rispetto alla violenza della raccolta precedente c'è qualche concessione in più al genere della fiaba, con un approccio più soft e alcune riscritture molto interessanti. La prima cosa che si nota, è che tra gli originali e queste riscritture si sono pesantemente messi in mezzo gli anni Settanta con la liberazione sessuale e le riflessioni sul genere. Alcuni racconti sono sorprendentemente tradizionali, più fedeli alle fiabe che conosciamo da altre fonti, altri trasportano queste ultime più vicine a noi.
In entrambe le raccolte, un tratto comune a molti racconti è il tema dell'identità: spesso narrati in prima persona, ma anche quando sono narrati in terza si ritrova costantemente l'aspetto della ricerca di qualcosa che in definitiva è il proprio io, a cui tutte le metamorfosi e i viaggi dei racconti tendono. Trovarsi e ritrovarsi è alla fine il risultato a cui i protagonisti vanno incontro e con loro, un po' anche il lettore. Non è un libro che necessariamente porta a farsi domande, ma sicuramente è una narrazione alla scoperta, fosse anche soltanto del mondo là fuori, reale o immaginario (e poi, qual è la differenza tra i due?).
Il consiglio bipolare: come dicevo, non è per tutti, soprattutto se siete impressionabili di fronte a certe descrizioni crude. Non tanto perché siano ricche di dettagli splatter, perché non lo sono, ma perché le situazioni di fronte alle quali il lettore si trova possono essere sgradevoli e se siete empatici o particolarmente sensibili o anche solo in una fase in cui il mondo vi sembra un pessimo posto, forse vorrete rivolgervi ad un'altra lettura o tentare in un momento migliore. Alcuni racconti poi richiedono un po' di concentrazione, o perché il ritmo è particolarmente lento e indugia più sulla descrizione che non sull'azione, o perché toccano apici di surrealismo particolarmente alti, perciò ve lo consiglio solo quando vi sentite in forma per una lettura del genere.

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