Prendiluna, di Stefano Benni

Una maestra in pensione che riceve la missione di consegnare i suoi dieci gatti ciascuno ad un "Giusto" entro otto giorni, pena l'Apocalisse; due evasi dal manicomio in seguito ad un sogno di una missione affidata alla loro ex-maestra, ma anche la possibilità di fare luce sulla misteriosa morte, molti anni prima, dell'amata di uno di loro; una setta misteriosa e dai lunghi tentacoli che dall'università di Maxonia si estende sul mondo; un commissario arrabbiato contro i luoghi comuni delle serie poliziesche americane, che conosce praticamente a memoria. Ecco almeno una parte dei protagonisti di Prendiluna, di Stefano Benni. Riuscirà Prendiluna a schivare l'apocalisse? E come si fa a individuare un "giusto"?

Prendiluna è la tipica sarabanda benniana: mi piace molto come scrive, con un linguaggio non tortuoso ma ricercato e ricco e il suo modo di mescolare sogno e realtà. Alcune scene sono davvero divertenti (la battaglia all'Università, la suora centenaria con l'alabarda perché "la pizza la taglio come mi pare"...), la trama non si perde in tante divagazioni ma si fa seguire facilmente. Leggo Benni da quando ho scoperto Bar Sport, un sacco di anni fa, ma ultimamente mi sembrava che mostrasse un po' la corda, che fosse abbastanza ripetitivo: i temi, i personaggi, le critiche e le strizzate d'occhio sono sempre un po' quelle. Prendiluna però mi è sembrato meno ripetitivo, per fare un esempio, rispetto a Di tutte le ricchezze, ma anche qui diverse cose ritornano dai romanzi precedenti. O sono io che sono più tollerante, o queste presenze si sono però fatte più discrete, più un ammiccamento al lettore affezionato che non un riciclo del già visto. Se non avete letto nulla di Benni, invece, non vi perderete niente del divertimento.

Non per questo si rinuncia alla riflessione: al di là delle critiche alla società teledrammatica e telefonodipendente, che un po' sono i temi cari a Benni, c'è posto anche per le grandi domande. La giustizia, la verità, persino Dio, chi sono e cosa sono? Perché accadono certe cose? Benni è romanziere e la sua è una ricerca più che una risposta. Non è Gaiman che prende con leggerezza i personaggi di una mitologia qualsiasi (American Gods, ma anche Lucifer) e li trasforma in personaggi della sua narrazione, di una storia, di un nuovo mito. Benni usa la storia per arrivare alla sua idea finale, al dialogo del "matto" con "Dio", per poi gettarci altro fumo negli occhi: stravolge tutto quello che ci ha raccontato, al punto che non sapremmo dire cosa veramente sia successo e chi sia chi e dopo aver mostrato la sua versione del finale, lascia noi lettori da capo. Quale sarà stata la verità dei fatti raccontati, se ce n'è una? Vogliamo davvero cercarla o ci accontentiamo del viaggio?

Divertimento sì, ma con una vena amara di rabbia e riflessione, come se la vita quotidiana con le sue ingiustizie e ostacoli filtrasse anche in questo sogno.

Il consiglio bipolare: se siete in fase estremamente suscettibile o vulnerabile al dolore altrui, forse è meglio che aspettiate a leggerlo. Non vorrei fare troppi spoiler, ma si parla, anche se non vengono mostrati, anche di morti ammazzati e torturati; stesso discorso e a maggior ragione per quanto riguarda il suicidio. Se invece quello che ho appena detto vi suona ridicolo, meglio per voi perché la vostra sensibilità è normale e non verrete feriti dalla lettura. Inoltre una nota va fatta sulla "romanticizzazione" della malattia mentale e sulla "stigmatizzazione" della psichiatria in blocco; per carità, trattandosi di un romanzo possono anche andare bene, anzi può essere positivo identificarsi in un personaggio malato (ma stiamo parlando di malattia, o di un trauma che non ha ricevuto aiuto? non vorrei essere troppo tecnica, ma qui siamo un po' al limite) che lotta anziché essere schiacciato e che non si identifica con la sua malattia, ma per gestire questo spazio di confine c'è bisogno di un robusto senso di separazione tra finzione e realtà da parte del lettore, che alle volte, sappiamo, viene meno...

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