Kurt O' Reilly lavora in un istituto di statistica a Londra; ha appena avuto una promozione non richiesta, ha un rapporto matrimoniale non troppo chiuso con una scrittrice in erba che accompagna dai consulenti matrimoniali non perché ne abbiano bisogno ma perché lei abbia materiale per i suoi libri e un solo problema. Se vogliamo chiamarlo tale: da qualche mese a questa parte, tutto gli va incredibilmente bene e senza sforzo. Le azioni in cui il suo consulente ha investito crescono contrariamente alle previsioni, una malattia che per il 99% delle persone è fatale lo risparmia, addirittura si inceppa la pistola del rapinatore che sta per premere il grilletto. E tutto questo lo agita da morire. Com'è possibile che all'improvviso tutto gli vada a gonfie vele? Dov'è la fregatura? Ma a chi può rivolgersi per andare in fondo al mistero, senza essere considerato matto? Perché, diciamocelo, quando mai si è sentito che qualcuno si preoccupi così tanto quando le cose vanno bene?
Benevolenza cosmica è uno di quei libri di cui dico "un bel libro, ma a me non è piaciuto". Di solito succede quando personaggi e vicende mi fanno incazzare come se fossero veri, da cui la sensazione di disagio; però riconosco la bravura dell'autore nel creare una narrazione realistica anche al di là delle sensazioni personali. Probabilmente caratteri diversi dal mio e lettori meno impressionabili apprezzeranno di più il romanzo. Perché allora non mi è piaciuto? Soprattutto per il protagonista: Kurt racconta in prima persona la sua vicenda e mi ha fatto l'effetto del tizio chiacchierone che ti si siede accanto sull'autobus, ignorando bellamente il fatto che tu abbia le cuffie o un libro aperto e cominciando a pontificare sull'universo mondo. Parla, parla, parla, però è gentile e sembra innocuo, perciò ti scoccia essere sgarbato e stai ad ascoltarlo. Un po' asfissiante a dire il vero. Ma se all'inizio del romanzo pensavo che comunque il vero Kurt dietro a tutto quel muro di chiacchiere sarebbe venuto fuori, e che magari sarebbe stato interessante, alla fine quello che ho visto non mi è piaciuto. Non mi è piaciuto come non mi sarebbe piaciuta una persona reale così, quindi onore allo scrittore che l'ha creato, ma, caro Kurt, sei una persona abbastanza meschina e io scendo alla prossima fermata.
Anche come svolgimento della narrazione ha fatto un po' fatica a prendermi: comincia lentamente, poi si fa via via più interessante, incuriosisce un po'; peccato (di nuovo: niente spoiler) per il colpo di scena finale, che è un po' come se lo scrittore avesse lanciato il sasso e ritirato la mano. Ammetto, alla fine, di non aver capito dove volesse andare a parare, se aveva una direzione che voleva prendere. Non per questo ve lo sconsiglio: anzi, se siete dell'umore giusto, fateci un pensierino, forse lo capirete più di me. E magari tornerete a spiegarmelo, grazie.
Il consiglio bipolare: in quale umore siete, quando siete disposti ad ascoltare le chiacchiere altrui? Ecco, quello è l'umore giusto per leggere questo libro. Sconsigliato per le fasi estreme perché è facile farsi trasportare dall'estasi per essere oggetto di una favolosa benevolenza cosmica o trascinare in basso dagli eventi negativi che comunque accadono nel romanzo.
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