Uno non crederebbe di aver bisogno di un manuale per annoiarsi. Infatti, a dispetto del titolo, Come annoiarsi meglio, di Pietro Minto (Blackie), non è un manuale per imparare ad annoiarsi. E’ piuttosto un invito e al tempo stesso una raccolta di riflessioni e curiosità su un ventaglio di argomenti che vanno al di là della semplice noia. La noia, ci racconta l’autore, è diventata un mostro da sconfiggere con il cristianesimo, compagna dei peccati mortali, mentre ben diverso era l’otium degli antichi; ma nel mondo attuale ci sentiamo obbligati ad essere produttivi e operativi ogni minuto, ad avere sempre qualcosa da fare e non sappiamo più gestire il vuoto. Non solo, ma ci assentiamo anche da quello che ci circonda e dimentichiamo di ritrovare la novità in quello che vediamo. La noia spinge, o dovrebbe spingere, a esplorare, a cercare qualcosa di diverso e stimolante, a inventare e reinventarci.
E quindi, impariamo ad annoiarci di nuovo: sostituiamo lo scrolling compulsivo con la navigazione rilassata e curiosa, schiviamo le trappole del multitasking e dedichiamoci a qualcosa che magari non è direttamente produttivo, ma sicuramente ci fa vedere il mondo attorno in un’ottica nuova e quindi ci impedisce, in realtà di annoiarci.
Lo dico come pregio, non è un libro frivolo. Leggero nei toni e negli esercizi che propone, profondo nelle riflessioni e negli aspetti della vita odierna che mette in luce:
“Siamo tutti la formica insignificante di qualcun altro, abituati a completare un limitatissimo numero di task per mantenere il nostro ruolo nel mondo e compiacere una qualche regina”
(p. 131, a proposito delle piccole azioni che facciamo compulsivamente sui social: rileggete queste righe un paio di volte e ditemi se non vi smuove niente).
Non è tutto rose e fiori, quindi, e forse non avevate bisogno di questo libro per cogliere alcune storture del mondo in cui viviamo. Ma d’altro canto, a tutti piace trovare qualcun altro che la pensa come noi nel notarle, soprattutto se riesce ad esprimersi con tanto garbo come l’autore di Come annoiarsi meglio, quindi vi consiglio di dare una possibilità a questo libro, prima che la ripresa del lavoro post-ferie (che vi auguro abbiate fatto) attenti al vostro tempo libero. Di nuovo.
Il consiglio bipolare: è una lettura che richiede un minimo di apertura alla riflessione senza che questa vi trascini in una spirale negativa. Ma forse neanche troppa eccitazione al pensiero di trasferirsi nello spazio o “fare la formica” su Facebook (non entro nei dettagli nella speranza di spingervi a leggere il libro) vanno bene. Vi consiglio quindi questa lettura in una fase intermedia, quando non siete troppo suscettibili ma volete ancora sentirvi coinvolti nel mondo.

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