Settembre: direi che ho fatto abbastanza danni

Va bene, questo mese mi sa che ho esagerato un pochino: tra offerte, buoni sconto e "perché sì", ho acquistato parecchio. Adesso dovrei giusto giusto ritrovare il mio ritmo di lettura, perché tra gli effetti collaterali del periodo intenso al lavoro e lo studio per un concorso che accidenti a me e a quando mi sono messa in testa di darlo, sto leggendo poco. La scarica dopaminica di stamattina, del tutto inaspettata visto il periodo, ha fatto il resto.
Sono tutti libri di cui ho letto su pagine Facebook, su inserti di quotidiani, su blog e ho pensato "bello questo!". Chissà se poi saranno all'altezza di tutte queste aspettative...
Quindi abbiamo:
  • Il diavolo nel cassetto, di Paolo Maurensig, Einaudi. Mi piaceva la satira di una società, come la nostra, in cui tutti si sentono scrittori e sognano di pubblicare Il che di per sé non sarebbe un male se non fosse che molti si sentono bravissimi e non riescono a venire a patti con la realtà. Qualcuno direbbe che comunque "dalla quantità emerge la qualità", ma se non abbiamo più i mezzi per distinguere la qualità siamo nei guai... [aggiornamento gennaio 2019: lettura veloce ma non senza un lato riflessivo, qui trovate il commento]
  • Abbiamo sempre vissuto nel castello, di Shirley Jackson, Adelphi. Mi dava l'idea di quelle chicche che Adelphi sa ben tirare fuori, vedremo
  • Donne che leggono libri proibiti, di Lisi Harrison, Sperling & Kupfer. Avete presente il cane di Pavlov? "Guarda, c'è un romanzo che parla di libri!" e io sbavo...
  • La ragazza del convenience store, di Murata Sayako, E/O. Trovo la letteratura giapponese, anche quando tratta di temi drammatici, sempre molto delicata in materia di sentimenti, mai patetica o melodrammatica e questo non solo lo apprezzo, ma a volte ne ho proprio bisogno. Questo ha l'aria di essere una lettura leggera, penso che lo leggerò presto.
  • Il pane del diavolo, di Valeria Montaldi, Piemme. Una trama di riscatto, un mistero e buoni commenti da più parti: era ovvio che prima o poi l'avrei preso e quindi l'ho fatto prima.
  • Vox, di Christina Dalcher, Nord. Non ho ancora avuto il coraggio di leggere Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood, ne parlano tutti bene ma ho sempre il timore di trovarlo troppo opprimente. L'idea che è al fondo di Vox è altrettanto opprimente, una dittatura teocratica che cresce le donne nell'ignoranza e consente loro di pronunciare solo 100 parole al giorno, ma probabilmente (almeno stando ai commenti che si sentono) è più d'azione che psicologico e quindi magari con questo ce la posso fare. Sono temi che mi attirano ma non sempre riesco a sostenere.
  • La dieta del cervello longevo, di Steven Masley, Corbaccio. Proviamo a vedere se seguendo queste indicazioni riesco a litigare meno con il cervello? In teoria questa "dieta" dovrebbe servire per arginare il declino cognitivo, diamogli una chance; sperando solo che sia più semplice da seguire della Ultramind solution di Mark Hyman, che praticamente elimina un sacco di cibi che secondo me non vale la pena eliminare così drasticamente.
  • Come disintossicarti dal tuo cellulare, di Christine Price, Mondadori. E' vero che con il cellulare si fanno un sacco di cose, ma quante volte scorriamo in stile zombie la home di facebook per la ventesima volta in dieci minuti, così, tanto per fare? Non fa molto bene, perciò quasi quasi ci provo e vediamo cosa succede. E se facessi un evento sulla pagina Facebook, per vedere chi vuole unirsi a me in questa prova?

Commenti