Il dono delle persone ipersensibili, di Nicoletta Travaini

Un altro libro sulle persone ipersensibili (o altamente sensibili, scegliete l'etichetta che volete), intese come quel tipo di persone che hanno una forte permeabilità agli input sensoriali ed emotivi provenienti dall'esterno, caratteristica da tenere sotto controllo per evitare di farsene sopraffare. Non è un tratto caratteriale, ma una modalità percettiva differente; purtroppo viene confuso con un carattere ansioso, facile al dramma, rispetto al quale bisogna "darsi una mossa" o "crescere", per essere come tutti gli altri quando essere come gli altri non è possibile.

Essendo l'ennesimo libro sull'argomento di cui vi parlo, non commenterò a lungo, ma ci sono due o tre cose peculiari di Il dono delle persone ipersensibili, di Nicoletta Travaini, che vorrei sottolineare. In un campo così delicato come questo, che poi confina con il campo della salute mentale, ognuno deve un po' trovare l'approccio che preferisce; su questo blog ho già trattato altri libri sullo stesso argomento, come Persone altamente sensibili o Mi dicevano che ero troppo sensibile

Il primo punto a favore di Il dono delle persone ipersensibili è che è il primo libro pensato per il contesto italiano. A differenza di Rolf Sellin, il cui Le persone sensibili hanno una marcia in più è stata la mia introduzione al tema e tuttora è il libro che preferisco, ma parte da una cultura centroeuropea, o ancora della Aron, l'autrice di Persone altamente sensibili, con l'approccio tipicamente americano "siete speciali e meravigliosi", Nicoletta Travaini in questo libro si rivolge in primo luogo al pubblico italiano con le modalità di approccio alla questione dell'ipersensibilità che possiamo trovare attorno a noi. 

In secondo luogo, da persona ipersensibile, ci dimostra che comunque ipersensibilità e concretezza non sono agli antipodi: l'ho trovata molto con i piedi per terra, realista senza essere vittimista e ho apprezzato davvero tanto il costante spingere il lettore nella direzione in cui, pur accettando la propria ipersensibilità e apprezzandone i lati positivi, viene responsabilizzato e invitato dolcemente a prendere in mano la faccenda come un adulto in grado di badare a sé stesso. Insomma: caro lettore, l'ipersensibilità è tua e devi prendertene cura, per stare bene con te stesso, ma senza usarla come scusa per lamentarsi senza agire in prima persona per cambiare le cose. Mi piace l'esempio che fa: se hai mal di testa, possono comprarti le pastiglie e farti compagnia, ma la pastiglia la devi prendere tu.

Accanto alla spiegazione di cosa sia l'ipersensibilità e come venga accolta nei diversi contesti e l'invito alla responsabilità, sono presentati diversi semplici ma utili esercizi per smussare gli angoli più taglienti di questa condizione. Certo, come al solito leggerli è un conto e metterli in atto è un altro, ma senza la pratica e senza cominciare da qualche parte si rischia di diventare la vittima non tanto delle circostanze quanto della propria mancata accettazione del fatto di essere diversi. Che non significa migliori né peggiori. Diversi.

Il consiglio bipolare: dipende se siete o se vi ritenete persone ipersensibili o meno; questa condizione oltretutto può essere confusa con altri disturbi mentali e in ogni caso questo libro vi aiuta a fare un po' di ordine. Per quest'ultima ragione, potete leggerlo quando siete in una fase stabile e neutra e disposti a seguire il filo del discorso anche se l'ipersensibilità non è un tratto che vi riguarda. Ma è una buona lettura da fare, a mo' di pronto soccorso, quando gli stimoli sensoriali minacciano di sopraffarvi (e fate come ho fatto io durante il lockdown: una bella cuffia antirumore e via, per me ha fatto miracoli), oppure quando siete un po' giù e sentite che una spinta gentile a curarvi di voi in maniera responsabile è quello che vi ci vuole.

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