Oscar del libro 2020

Parlando di letture, il 2020 è stato per me il deserto dei Tartari: inutilmente in attesa di una vera spinta a leggere, tra master da finire, un lavoro che si è preso tre quarti dello spazio disponibile nel mio cervello e un cervello poco disposto a collaborare. Ho letto pochissimo e me ne vergogno pure. Meno male che leggere di più era un mio proposito per quest'anno! Ma si sa che ai propositi per il nuovo anno basta cambiare la data...

Poche chiacchiere, perché ho poco di cui parlare avendo completato poche letture e poche forze per farlo, quindi per il 2020 assegnerei un premio a questi libri, riprendendo le categorie degli anni scorsi:

Libro più istruttivo dell'anno: La mente in fiamme, di Edward Bullmore (Bollati Boringhieri). Libro difficile da spiegare ma non da leggere, mette in relazione meccanismi infiammatori e tendenza alla depressione incoraggiando il superamento dell'ormai obsoleta divisione netta tra corpo e mente. La depressione non come qualcosa da cui "se ne esce con le proprie forze, basta impegnarsi", ma un meccanismo arcaico un tempo anche vantaggioso per la sopravvivenza e perciò tramandato fino a noi.

Libro più distruttivo dell'anno: Bastava chiedere, di Emma (Laterza). Come l'anno scorso, la categoria di "Libro distruttivo" va a quel libro che rende evidente una realtà sgradita e la esprime con tutte le parole che il lettore non ha, ma lo scrittore sì. In questo caso si parla di parità dei sessi, ancora più ipotetica che reale, e questo per una serie di cose date per scontate, per la mancanza di un'educazione soprattutto emotiva che sia veramente paritaria. Invece di attaccare un bottone mostruoso a riguardo, Emma ve lo spiega con garbo e senza pietà con un fumetto.

Scoperta dell'anno: Il dono delle persone ipersensibili, di Nicoletta Travaini (RED). Non è tanto l'argomento delle persone ipersensibili che è una scoperta, quanto questa autrice, di cui ho apprezzato il tono "gentile ma fermo": essere ipersensibili è un dono, è anche una seccatura, ma soprattutto non può essere una scusa per non prendersi cura di sé e non assumere le proprie responsabilità. Incoraggiante, utile ma non accondiscendente, che non mitizza né avvilisce.

A volte ritornano: Vampiri: dove trovarli (NPE editore). Avevo adorato la Guida ai luoghi di Lovecraft l'anno scorso, non potevo non fare salti di gioia quando lo stesso team del lavoro precedente si è messo al lavoro su un'analoga guida ai luoghi dei vampiri.

Libro migliore dell'anno: La piccola farmacia letteraria di Elena Molini (Mondadori). Storia romanzata di una libreria vera, condita con quello spirito toscano che rende tutto leggero ma non superficiale.

Libro peggiore dell'anno: London Fields, di Martin Amis. Menzione obbligatoria per l'unico libro abbandonato dell'anno. Doveva essere la mia sfida di compleanno, non ce l'ho fatta a finirlo e per questo ricade in questa categoria. Visto che non l'ho finito, non mi ci dilungo, ma ho abbondantemente passato la metà del libro sperando che succedesse qualcosa... invece niente. Personaggi-marionette (il balordo, l'inetto con la moglie tiranna e il figlio pure...), una voce narrante completamente centrata su sé stessa e in secondo piano su quelli che sono i "suoi" personaggi, un mondo esterno forse più interessante degli interni dei protagonisti, ma che non si vede mai.

Per il 2020 è tutto: resta ancora qualche giorno, giusto giusto per scegliere i prossimi libri da leggere...

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